Elogio della Moleskine

Quando mi prende la voglia di Moleskine (cosa che, dati i miei budget, non potrei assolutamente permettermi) cerco di autoconvincermi che questi taccuini sono il segreto della mia carriera professionale.

E’ che, mi dico, sei distratta, e vuoi evitare il rischio che, quando ti viene una buona idea una frazione di secondo dopo inizi a chiederti dove hai messo le chiavi di casa e ti passa di mente: e avere sempre in tasca questo taccuino bello small e resistente quindi ti serve proprio.

E’ perché sei disordinata, dico, e lì dentro ci scrivi tutto e non devi più andare in giro per casa come una disgraziata a cercare quel fogliettogiallo su cui avevi appuntato uno schema per una recensione.

E’ perché se ti prende la voglia di scrivere e non sai dove farlo, hai quella bella copertina rigida che resiste alla pressione della penna sul foglio, quella bella carta un po’ gialla che carezza le tue dita mentre scorri le parole (sei conteta di avere qualcosa da scrivere quasi solo per questo).

La copertina poi, ne vogliamo parlare: bella, nera, senza i rivoli di colore di Klimt o il giallo dei girasoli di Van Gogh o qualche impiccio pop che trovi sulle copertine degli altri taccuini, che solo a guardarli ti imbrigliano tutte le idee e i sogni che avevi come i campi di tulipani del mago di Oz; è inevitabile: rimani 5 minuti a guardare le figure, ti rassereni e ti emozioni, però nel frattempo l’idea ti è passata perché inizi a pensare che la scrittura non sia tutto, soprattutto se hai tali capolavori di bellezza davanti agli occhi (anche se in formato tascabile).

Insomma, ragazzi, qua continuo a ragionare, ma la conclusione è sempre la stessa: lo prendo e mi metto in fila alla cassa per pagare, senza voglia di ragionarci su. Troverò una soluzione, giuro.

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