Si celebra oggi la Giornata internazionale della bibliodiversità

Si celebra oggi la Giornata internazionale della bibliodiversità

Giornata internazionale della bibliodiversità: è questo il nome della giornata odierna – il B Day, se vogliamo essere anglofoni, anche se io protendo per un più “bibliodiverso” El Día B – che viene celebrata dagli editori indipendenti. La data scelta, il 21 settembre, corrisponde al giorno di primavere nell’emisfero meridionale del mondo ed è un’allusione, nemmeno tanto velata, alla triste disparità che vige da sempre (e speriamo non per sempre) tra Nord e Sud. Anche nel mondo dell’editoria esiste un Nord, rappresentato dagli editori “grandi” che la fanno da padroni, e un Sud, gli editori piccoli e indipendenti che continuano a lavorare perché la cultura sia sempre più varia, diversa e non omologata.

In Italia gli “interessi” della bibliodiversità sono curati da una serie di editori riuniti in un’associazione di settore: FIDARE cioè Federazione Italiana degli Editori Indipendenti.

Come per ogni realtà, è necessario comprendere i termini della questione: chi è l’editore indipendente? Cosa vuol dire bibliodiversità? Vi proponiamo le definizioni che troviamo nella Dichiarazione internazionale degli editori indipendenti, per la tutela e la promozione della bibliodiversità, firmata a Parigi nel 2007 e sottoscritta da centinaia di editori di tutto il mondo.

L’editore indipendente

Un editore indipendente concepisce la sua politica editoriale in assoluta libertà, in modo autonomo e sovrano: non esprime l’ideologia di un partito, di un’istituzione, di un gruppo mediatico o di un’azienda. Anche la costituzione del capitale dell’editore e l’identità degli azionisti sono una prova d’indipendenza. La finanziarizzazione del settore editoriale — acquisto di case editrici da parte di imprenditori senza alcun legame con l’editoria e realizzazione di una politica di elevata redditività — comporta una perdita d’indipendenza e, molto spesso, un cambiamento della linea editoriale. L’editore indipendente, grazie alla sua libertà di espressione, è protagonista della bibliodiversità. Ma, al di là degli elementi di definizione, che pure costituiscono il fondamento dell’autonomia, è possibile valutare in maniera più precisa il livello d’indipendenza di una casa editrice attraverso i criteri quantitativi, ma anche qualitativi, che rispondono a queste domande: chi possiede le strutture? Qual è il peso della ricerca del profitto nella politica editoriale? come e con quanta coerenza si realizza il catalogo? In che modo l’editore entra in relazione con il lettore?

La bibliodiversità

La bibliodiversità è la diversità culturale applicata al mondo del libro. Ispirandosi alla biodiversità, fa riferimento all’indispensabile diversificazione della produzione editoriale messa a disposizione del lettore. I grandi gruppi concorrono a una certa offerta editoriale con una massiccia produzione di libri, ma la bibliodiversità è strettamente legata alla produzione degli editori indipendenti. Infatti, attraverso la libertà di espressione, questi ultimi sono i garanti della pluralità e della diffusione delle idee, sono i veri protagonisti e i difensori della diversità culturale applicata ai libri. Oggi, la bibliodiversità sembra minacciata dalla sovrapproduzione e dalla concentrazione di capitali, che favoriscono la supremazia di pochi grandi gruppi editoriali e la ricerca di profitti elevati. Il termine bibliodiversità fu coniato da alcuni editori cileni quando fu creato il gruppo “Editores independientes de Chile” alla fine degli anni ’90. L’Associazione degli editori indipendenti ha fortemente contribuito alla diffusione e alla promozione di tale espressione in parecchie lingue, specialmente grazie alle dichiarazioni di Dakar (2003), di Guadalajara (2005) e di Parigi (2007).

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