Un ricordo del poeta Roberto Roversi (1923-2012)

Un ricordo del poeta Roberto Roversi (1932-2012)

È morto il poeta bolognese Roberto Roversi, autore, tra le altre cose, di testi di alcune canzoni di Lucio Dalla e degli Stadio. Aveva 89 anni. Giornalista, poeta, drammaturgo, Roberto Roversi definiva la sua poesia come una “registrazione degli eventi” e, per questo, nei suoi testi troviamo spesso un forte impegno etico-politico.

Roberto Roversi aveva un legame intimo con i libri, anche grazie alla libreria Palmaverde che, con sua moglie, aveva aperto a Bologna nel 1948 e chiuso nel 2006.

Un ricordo del poeta Roberto Roversi (1932-2012)

Da un'intervista rilasciata a Repubblica, riportiamo alcune sue frasi a proposito dei libri:

  • Per il libro non c'è mai destino avverso, ognuno prima o poi trova il suo lettore. Anche se verrà superato dalla giusta aggressione delle tecnologie, il libro non morirà mai.

  • Quando sposai Elena, il nostro letto nuziale praticamente si reggeva sui libri.

  • [I libri che preferivo comprare erano] I libri-cane. I più umili, bastardi, stazzonati, mogi, randagi, me li portavo a casa e dopo una cura di coccoina e cartone tornavano allegri a scodinzolare.

  • Vendere i libri è la parte più dolorosa del mestiere di libraio. Tra i miei libri di casa e quelli di libreria non c'è mai stato un confine vero. Ogni libro che partiva era una perdita inesorabile. E quante volte, venduto un titolo, mi sono messo subito a cercarne uno identico per riempire il vuoto.

Indomabile poeta e, al tempo stesso geloso della sua poesia, Roversi, negli anni Sessanta del secolo scorso decise di rendere pubblica la sua opera lontano dai meccanismi della grande editoria.

Un amore per i libri e per la cultura che gli ha permesso di guardare il mondo con la dovuta calma, come scrive nella poesia Mi fermo un momento a guardare che vuole anche essere il saluto di Booksblog a un grande poeta-.

Non correre. Fermati. E guarda.
Guarda con un solo colpo dell’occhio
la formica vicino alla ruota dell’auto veloce
che trascina adagio adagio un chicco di pane
e così cura paziente il suo inverno.
Guarda. Fermati. Non correre.
Tira il freno alza il pedale
abbassa la serranda dell’inferno.
Guarda nel campo fra il grano
lento e bianco il fumo di un camino
con la vecchia casa vicina al grande noce.
Non correre veloce. Guarda ancora.
Almeno per un momento.
Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano
il colore dei muri delle case
le nuvole in un cielo solitario e saggio
le ragazze che transitano in un raggio di sole
il volto con le vene di mille anni
di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.
Fermati. Per un momento. Prima di andare.
Ascoltiamo le grida d’amore
o le grida d’aiuto
il tempo trascinato nella polvere del mondo
se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.

Foto | Repubblica

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