Frangetta: Milanese Modello, ultimo profilo povero

Davide da Il Deboscio ci ha mandato il booktrailer del nuovo volume natazlizio Baldini, che segue al tormentone primaverile di Frangetta, quando ogni città d'Italia si è alzata a colpi di mannaia contro la netiquette violata da parrucconi e parvenu, degni solo di un remix fatto col vocoder del cugino ex bboy. Nel seguito, ecco "il vero" profilo di quel bell'elemento italiano che va col nome di Frangetta.

Link: IBS, Baldini (qui audio).


il milanese modello
Agosto 2007

Trent’anni. Madre svizzera di famiglia borghese ginevrina; padre gallerista di famiglia un tempo nobile; fratello cardiochirurgo. La madre ha fatto architettura, ma l’unica casa che ha ristrutturato è stata quella del marito in Vincenzo Monti, dove vivono. Il milanese modello ha fatto l’asilo alla steineriana, le elementari e le medie alla Sir James Henderson (scuola inglese). Poi il liceo classico al Parini ed economia alla Bocconi. Dopodiché, master alla Columbia.
I suoi hanno una casa a Parigi, nel Marais, e una a Londra, a Soho. I nonni paterni hanno una casa a Courmayeur e una a Paraggi, quelli paterni a Saint Moritz. Suo zio architetto è stato un brigatista di grande successo. Un altro suo zio invece è quello che ha inventato il Walkman. Abita in piazza Conciliazione in un trilocale regalatogli dai genitori per la laurea, ma sta puntando a un attico in una zona «meno da arrivé» (come ama ripetere lui). Pensa all’attico perché «se a Milano dalla tua finestra non vedi Madonnina, Velasca e Pirelli, sei uno stronzo».
Il suo architetto preferito è ovviamente Luigi Mattioni.
Lavora in Goldman Sachs. Guida una Cayman S e come moto ha una Speed Triple. Nel box ha una vecchia Vespa Et3 grigia; gli piace pensare che la regalerà a suo figlio.
Ha un impianto tutto della Linn comprato da Buscemi e un plasma Pioneer da cinquanta pollici. Ha 600 libri, 200 cd e 100 dvd. Il suo scrittore preferito è Bret Easton Ellis. I suoi film preferiti sono Ecce Bombo e Wall Street. Di Wall Street aveva anche il poster, dovrebbe essere ancora a casa dei suoi, appeso in quella che era la sua stanza. Sa a memoria tutte le battute, in italiano e in inglese.
Nell’iPod da ottanta giga ha prevalentemente: Satie, Adam Beyer, Ladytron, Camerini, Battiato, Club Dogo, Son Kite, Bugo, Darkel, Duran Duran, Bronski Beat, Morricone, Vangelis, Gwen Stefani, Kraftwerk, Marco Carola. Ha anche Frangetta (la versione scaricata legalmente).
L’appartamento glielo ha arredato la madre. Il frigo è un General Electric. Inutile sottolineare che l’orologio appeso in cucina è un Mondaine. È fidanzato da tre anni con Ginevra, una venticinquenne figlia di pubblicitari che lavora a «Vogue» e che abita da sola in un bilocale di corso Vercelli.
Alle pareti in salotto ha, nell’ordine: un disegno di Mirò, due lavori di Vanessa Beecroft, un arazzino di Boetti e, accanto al cactus di plastica della Gufram, un lightbox di Luca Pancrazzi. Immancabile il multiplo di Warhol in camera da letto.
Il nostro amico ha 39 camicie su misura della Olga, tutte con le (quattro!) cifre, 22 completi sartoriali e 31 paia di scarpe. Ha la collezione completa di polo Lacoste, ordinate nell’armadio secondo la scala cromatica, e una decina di paia di jeans.
I suoi amici sono vari ed eventuali. Ha sempre fatto in modo che le sue amicizie fossero varie, assortite e ben calibrate.
Nella rubrica del suo Nokia (piccolissimo perché «il cellulare grosso è da terroni, e il palmare è da rappresentanti»), accanto al cognome di qualche prodotto del supermercato, ha i numeri di: banker arrivisti, creativi scapigliati, personal trainer, esercenti, figli di esercenti, medici, artisti concettuali, figli di artisti concettuali, critici alla canna del gas, galleristi, pr, mediatori immobiliari, Ezio Greggio.
Il suo computer è un Vaio. Su Smallworld ha 320 contatti.
Non fuma. Si fa le canne e ogni tanto (ma solo nei week-end) pippa con gli amici. Quando il venerdì sera è strafatto, manda sms agli amici più intimi alle quattro di notte del tipo: «PERCHÉ IO FACCIO I TAVOLI CON MATTEO ARPE, TAC», e il giorno dopo ne ridono tutti mentre sono in fila da Chocolat in via Boccaccio.
I suoi venerdì li passa tra Hollywood, The Club e Plastic. Anni fa andava anche allo Zip, poi si è dato una regolata.
Quando gira per locali adora ripetere con affettato disprezzo: «Che gente, che livello».
L’aperitivo lo fa praticamente solo da Biffi in piazzale Baracca o da Marchesi in corso Magenta.
Il sabato sera lo passa con la fidanzata, magari a cena da Zero, ma dopo le undici sempre a casa con dvd e canna.
Appena cambierà casa, si comprerà un dogo argentino. Ginevra, che vorrebbe tanto un gatto di quelli senza pelo, preferirebbe per lui un labrador nero con il collare rosso.

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