Tahar Ben Jelloun: La scuola o la scarpa

Tahar Ben Jelloun è quello che si può definire uno scrittore di frontiera: nato in Marocco, autore di numerosi libri in lingua francese, è salito alla ribalta del panorama letterario internazionale come autore di bellissimi romanzi (su tutti Creatura di Sabbia) e di saggi come Il razzismo spiegato a mia figlia, che gli è valso, insieme ad altre sue attività, il Global Tolerance Award nel 1998, consegnatogli dal Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Nel 2007, per Bompiani, Tahar Ben Jelloun ha pubblicato il romanzo Partire, una storia di immigrazione, amore, compromessi e sofferenza (qui un'intervista all'autore sul romanzo e qui la scheda del libro sul sito Feltrinelli). Del 2000 è invece un racconto lungo, edito sempre da Bompiani nella collana asSaggi di narrativa, intitolato La scuola o la scarpa, che parla di un maestro africano che ritorna nel villaggio dove è cresciuto per fare da insegnante ai bambini, ma si troverà di fronte a una realtà sconfortante: non ci sono sedie, non ci sono banchi, non c'è lavagna, e i bambini, che non hanno niente da mangiare, preferiscono cucire scarpe e palloni di cuoio per un dollaro l'ora piuttosto che frequentare la scuola.

Anche questo testo, come molti altri dell'autore, tratta tematiche sociali di estrema attualità, senza risparmiarsi critiche alle grandi multinazionali che sfruttano la manodopera minorile nei Paesi del Terzo Mondo:

I miei allievi fanno palloni da calcio o scarpe. Sulle pareti sono appesi dei manifesti pubblicitari in cui c'è un campione sportivo nero che sta per iniziare una corsa. Il simbolo della marca assomiglia a un grande accento grave bianco su un fondo nero. Cosa rappresenta questo accento grave? Un uccello senza testa, un piede strappato, un'onda o una semplice freccia disegnata male? Non lo so.

Si può trovare anche su BOL (qui) questo libro, che presenta, oltre al testo, delle illustrazioni di Lorenzo Mattotti, collaboratore di quotidiani e riviste, tra le altre cose autore del manifesto di Cannes 2000.

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