Fumetti e letteratura

Davide Bregola ha ripubblicato sul suo blog un articolo di Goffredo Fofi apparso sul Messaggero in cui si parla di romanzo a fumetti, in cui individua nella graphic novel (e in parallelo nel documentario, per il cinema) la vera forza innovativa della letteratura.

Per farlo fa una premessa piuttosto dura (ma forse sono cose che un po' sappiamo già):

La letteratura è sempre più soggetta alle pressioni del mercato detto globale, massificato e omogeneizzato, e lavora soprattutto sui sentimenti e sui generi, sempre più velocemente e sempre più superficialmente. La grande novità degli anni ottanta dei nuovi scrittori di nuovi paesi si è andata appiattendo su una melassa avventuroso-sentimentale-fantastica che vende esotismo all’Occidente, mentre il noir ha perso il suo vigore diventando così comune da non riuscire più a dire molto in fatto di "investigazione" sulla società e sul suo male, ma neanche nulla di formalmente originale e profondo, in qualsivoglia direzione.

Fofi aggiunge anche che "scrivere è diventato troppo facile, basta un corso di scrittura e una laurea breve per ambire al successo, c’è poca selezione, si pubblica troppo e si continua a leggere relativamente poco, e finirà che presto sarà più alto il numero degli scrittori che quello dei lettori." E il sospetto che le cose stiano già così un po' si fa sentire. Fofi ha ragione o si sbaglia?

  • shares
  • Mail