Intervista a Bob Young, CEO di Lulu.com

Ok, in attesa di dare il via ufficiale allo speciale dedicato all'editoria italiana, che è il motivo per cui scrivo poco qui (ma intervisto molto dietro le quinte), grazie alla collaborazione di Francesco, uno dei grandi capi Blogo.it, abbiamo un'esclusiva intervista a Bob Young, CEO di Lulu.com.
L'intervista è in inglese, ma di seguito è disponibile un riassunto delle risposte in italiano.

La domanda principale fatta a Bob Young è stata quella dell'aspetto etico di Lulu.com nei confronti dell'editoria tradizionale: gli abbiamo chiesto, in pratica, se sotto l'aspetto puramente culturale, quindi tralasciando ogni ambito economico, la creazione di Lulu.com - che dà la possibilità a chiunque di pubblicare il proprio libro - non abbia snaturato il mondo della letteratura, compromettendo il meccanismo della mediazione: più quantità e meno qualità.
Young risponde nella maniera migliore: sì, tutti posso fare gli scrittori, ma poi è il lettore che giudica il testo, se volete un testo ottimo su Lulu.com, dovete seguire la votazione data dagli utenti.

Di seguito il riassunto in italiano

Come nasce Lulu.com?
A Linux e Red Hat hanno lavorato migliaia di ingegneri attraverso internet, che invece di essere pagati in denaro ricevevano del software. Quando ho lasciato Red Hat, memore di quell'esperienza, volevo creare un sistema che funzionasse alla stessa maniera anche per i contenuti creativi digitali.
Internet è un luogo ottimo per veicolare i propri contenuti, tutti possono mettere i loro video, i loro siti, quello che vogliono condividere con gli altri, ma il problema è che internet fin'ora non metteva le persone nella condizione di vendere le loro creazioni.
Da qui nasce l'ispirazione di Lulu: possiamo creare un mercato per contenuti digitali? Sì.
In questo modo indifferentemente il prossimo Dickens o un ingegnere tecnico possono scegliere di vendere i propri contenuti o distribuirli come open source.

Numeri sul mercato italiano?
Lulu sta andando bene ovunque, in Italia anche meglio che in molti altri posti. Gli italiani amano pubblicare e sono meno spaventati di farlo, non temono di venire criticati. Solo la scorsa settimana dall'Italia abbiamo avuto 402 nuovi libri, documenti e video, e 30.000 visitatori unici.

Il rapporto fra editoria tradizionale e user generated content: il problema della qualità dei contenuti e della quantità.
Ci sono due problemi distinti. Il primo riguarda il rapporto con l'editoria tradizionale e il secondo riguarda gli standard, ovvero come garantire la qualità se non esiste nessuna formula di controllo.
Noi crediamo che l'attuale sistema editoriale, Mondadori e gli altri grandi editori, stiano facendo qualcosa di grande valore sia per il pubblico che per gli autori e non è nostro interesse disintermediare in alcun modo. Noi non venderemo mai un Harry Potter, non venderemo mai milioni di copie di un solo titolo. Il nostro business è esattamente l'opposto: milioni di autori che vendono qualche centinaio di copie.

Quindi questa è la formula della strategia vinci-vinci della teoria della lunga coda?
Esattamente, non a caso Chris Anderson racconta di Lulu nel suo libro "The Long Tail".

Ma dal punto di vista del lettore? Più sono i libri pubblicati, più è difficile per il lettore scegliere.
Il trucco dei contenuti generati dagli utenti è che gli utenti stessi votano anche i contenuti. Quindi il migliore modo di trovare buoni contenuti è facendo attenzione ai sistemi di votazione, allo stesso modo che in Amazon. Vedendo come sono stati votati i libri e quanto sono stati venduti si riesce ad avere un indice sul loro valore.

E qual è la scelta di Bob Young fra i libri pubblicati da Lulu?
Ne leggo troppi, ma visto che sono un romantico e che siamo in Italia, ti dirò il mio titolo preferito di sempre. E' un libro scritto da un autore che lo ha destinato ad un solo lettore: la ragazza che lui voleva sposare. Il libro si intitola "50 ragioni per cui dovresti sposarmi e 51 ragioni per cui io dovrei sposarti".

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