Meno di zero, di Bret Easton Ellis

Bret Easton Ellis non ha certo bisogno di presentazioni, e vorrei soffermarmi sul suo libro di esordio Meno di zero, nucleo originario di gran parte delle tematiche approfondite nelle opere successive. Scritto per un corso di scrittura creativa, esce in America nel 1985 ed è subito un best sellers. L’anno dopo viene pubblicato anche in Italia, dal 1996 è disponibile per i tipi dell’Einaudi.

Clay ha qualche giorno di vacanza prima di tornare all’università, su nel New Hampshire, per cui torna a Los Angeles, la sua città, a casa sua, nella sua famiglia, tra i suoi amici. E non fa altro che vivere la sua vita. Questo è il punto. Clay e suoi amici potrebbero anche essere considerati dei fortunati, quanto meno baciati dalla sorte: fanno una vita agiata i genitori hanno soldi a palate, tutti hanno ville enormi con piscine enormi e frequentano l’ambiente del cinema. Insomma, un paradiso, si direbbe. Eppure non sono felici.

Passano le giornate immersi nella noia, ogni loro movimento o pensiero affoga nella noia, e nell’indifferenza. D’accordo, vanno a pranzo nei locali alla moda, guidano macchine fantastiche e vestono capi firmati, anche se si tratta di una banale maglietta o degli immancabili occhiali da sole. Eppure sono tutti disperatamente soli.

I genitori sono solo degli egoisti e arroganti signori troppo impegnati a fare soldi, per occuparsi sul serio dei propri figli che crescono viziati e in assenza di valori e ideali, cui l’unica vera preoccupazione è l’abbronzatura.

E per sopperire a ciò, i figli di questo mondo patinato, come Clay, tirano quintali di cocaina, fanno sesso con chi capita, anche estremo, e non si fanno nessun problema se una cosa la desiderano, se la prendono e basta. Eppure non è tutto.

Nonostante ci si trovi a Los Angeles, la prima impressione che si prova è il gelo, con tutto ciò che ne segue, un devastante senso di indifferenza, per esempio. E quando chiudi il libro, Clay sta per ripartire per il New Hampshire, rimane anche un immenso senso di vuoto e di disperazione.

Indispensabile quindi lo stile asciutto, essenziale, freddo e distante. Non a caso, quando nel 1985 esce questo libro, si identifica in Bret Easton Ellis il maggiore erede del minimalismo.

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