500 great books by women: le italiane sono solo cinque

“Artemisia” di Anna Banti, “Cosima” di Grazia Deledda, “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, “L’iguana” di Anna Maria Ortese e “Le strade di polvere” di Rosetta Loy. Cosa hanno in comune questi testi? Il fatto di essere scritti da autrici italiane, ovvio, ma anche il fatto di essere gli unici citati nel manualone “500 Great Books by Women: A Reader's Guide” di Erica Bauermeister Jesse Larsen e Holly Smith (disponibile su Amazon), come riporta il sito Listofbest.com.

Fra le tante scrittrici citate, sono nominati per fortuna tutti i continenti, e fra le più conosciute abbiamo prevedibilmente Isabel Allende, Dorothy Parker, Jamaica Kincaid, Amy Tan, A.S. Byatt, Marion Zimmer Bradley, Sandra Cisneros, la baronessa Blixen, oltre a grandi “classiche” come le sorelle Bronte, Yourcenar, George Sand, Edith Wharton.

Ma la domanda rimane: cinque sole italiane sono un poche, pochissime. Un’osservazione che va fatta anche se, si sa, ogni lista che tenti di selezionare “il meglio di” è sempre una scelta relativa. Ma forse i redattori del testo potrebbero andarsi a leggere anche qualcosa di Sibilla Aleramo, Lia Levi, Gioconda Belli, o Maria Teresa di Lascia, per esempio. Anche se la mia, ovvio, è solo una personalissima opinione, lanciata per chiedere a tutti di indicare le scrittrici italiane “dimenticate” da questo librone.

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