Zingarelli 2008: lo straniero ci "conquista" a tavola

Noi italiani parliamo un po’ straniero. Soprattutto a tavola. Ce lo dice l'edizione 2008 dello Zingarelli.

Innanzitutto, niente paura: come ripetono sempre i linguisti, Tullio De Mauro in primis, le parole straniere nel nostro vocabolario costituiscono una percentuale esigua: appena il 2%. Quindi, la favella di Dante è salva.

D’altra parte, però, abbiamo imparato, sembra, qualche parola in più grazie alla cucina: come riporta l'Adnkronos, chi non conosce l’"hummus" di ceci (arabo) o i "tacos" messicani, e infine lo "zighini" dell’Eritrea (una specie di spezzatino)?. Anche la tecnologia ci arricchisce il lessico (googling, podcasting, streaming, play list). Come d’altronde il “politichese” (teocon, geoeconomia, spalmadebiti) o la cronaca (pizzino e “craniata”, quella di Zidane ovviamente).

Interessante anche l’idea di introdurre delle “Sfumature di Significato”: “900 schede che confrontano parole analoghe illustrandone le differenze di senso”.

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