Non chiamatemi uomo di colore

Perché le parole sono importanti, ed è attraverso esse che si veicolano stili di pensiero, immaginari, visioni del mondo e dell'altro. E allora il linguaggio diventa punto fondamentale anche nel percorso dell'interculturalità che vede l'Italia aprirsi ai flussi migratori (peraltro con grande ritardo rispetto al resto d'Europa).

Non chiamatemi uomo di colore è un libro scritto da Esoh Elamé (Emi) che propone un percorso di analisi ed eliminazione dei "rifiuti verbali" e dei condizionamenti ideologici. Ci dice l'autore nell'introduzione:

Nella comunicazione quotidiana tra gli autoctoni italiani e gli immigrati si possono constatare atteggiamenti ed espressioni verbali interpretabili come forme latenti e molto sottili di etnocentrismo linguistico. L’incontro linguistico non è fatto solo di incomprensioni e di equivoci, ma anche di automatismi a volte carichi di un più o meno consapevole disconoscimento.

Un percorso più che mai necessario, quello che propone, per sviluppare una politica dell'uguale riconoscimento che dia a tutti la dignità di essere umani e di essere detti, nominati senza essere feriti e per combattere le discriminazioni verbali che sono solo la traccia più immediata di un pensiero che fatica ad accogliere l'altro.

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