Le “colf” di Virginia Woolf

E’ interessante, quando si ha uno scrittore, o una scrittrice preferita, sapere qualcosa in più sulla sua vita, magari sui suoi comportamenti nelle piccole cose di ogni giorno.

Ad esempio, ho trovato un interessante articolo sul Telegraph riguardo al rapporto che Virginia Woolf ebbe con le sue donne di servizio. Interessante da sapere infatti come riuscisse concretamente a perseguire la dorata solitudine della “stanza tutta per sé” che riteneva condizione logistica indispensabile per lavorare.

Come spiega una studiosa della scrittrice, è ovviamente nel diario della Woolf che si trovano tante osservazioni sul suo personale domestico. Lei “non potè mai convincersi che, nonostante meritassero migliori condizioni di vita, i suoi domestici potessero avere una vita interiore “ricca e curiosa come la sua”.

Woolf cerca di uscire fuori dal suo ruolo di “padrona” piuttosto che sovvertirlo, scrive la critica, semplicemente evitando i suoi domestici non appena possibile. “La loro deferenza la annoiava anche più che la loro insubordinazione… Era sempre stanca di essere coinvolta in discorsi di pagamenti e doveri, e quindi cercava di scrivere i suoi ordini in un libro piuttosto che affidarli a una persona, per sentirsi indipendente. Proprio per questo, gradualmente imparò a cucinare e si vantava come un bambino di servire una torta con patate e piselli fatta in casa con le sue mani”.

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