L'inverno che non dimenticheremo di Stefano Bernazzani

Ho pensato molte cose leggendo "L'inverno che non dimenticheremo" di Stefano Bernazzani (Mobydick ed.):

1) Incipit bellissimo: "Volevo essere.../Volevo essere.../ .../ Volevo essere il nuovo campione del mondo con la Ferrari, tanto per cominciare. Poi subito un cowboy a cavallo, con gli speroni d'argento e la pistola più veloce del west. Un calciatore certi giorni no, perchè lo volevano essere tutti, e altri giorni invece si, ma il migliore".
2)Ma chi è Bernazzani? Avrà fatto una scuola di scrittura ( in realtà ha già scritto una raccolta di racconti, finalista al premio "Assisi")
3)Se perdessi 3 volte questo libro, penso che lo ricomprerei 3 volte su tre, solo per poterlo avere sempre nella mia libreria

E poi ho provato tanta rabbia, perchè un romanzo così bello magari corre il rischio di non emergere mai all'attenzione del "grande pubblico" come dovrebbe essere (e come spero che sia). E poi ho pensato che la scrittura è una cosa strana: fai tutt'altro nella vita (Bernazzani si occupa di telecomunicazioni) e poi ti accorgi di saper scrivere, e sai di dover proteggere questa parte di te da tutto e tutti.

Si tratta della storia di Marco e Teo, due fratelli che "non ci credeva nessuno" che sono gemelli, "e...per convincere gli amici bisognava ripeterlo cento volte, fare le facce cattive, giurare con le dita incrociate sulla bocca, e infine minacciare che li avremmo pestati se non ci avessero creduto". Inizia per loro un inverno come tanti altri, che però si rivela "un'apocalisse" nelle loro vite, per le strane visite di un venditore porta a porta, le litigate improvvise di mamma e papà, e addirittura il ritrovamento di una bomba (colpa dei brigatisti, sicuro, anche se nessuno dei due è ancora riuscito a capire chi siano dai commenti dei genitori di fronte al tg che parla del rapimento Moro).

Tante infatti le cose che gli adulti non spiegano, sempre più strani i "nervosismi" della mamma. Ed è difficile uscire dai problemi con la solita tecnica di tirare fuori la briscola, gioco in cui papà si crede un campione. Ma poi, una volta fuori di casa, ci sono le partite e il sogno di Cassius Clay o i racconti di Teo su saggi maestri orientali che abitano ai piedi di montagne innevate.

E soprattutto c'è lei, Silvia, la figlia di Berti (il venditore porta a porta), "il nostro nemico, la causa di tutto" magra magra, con grandi occhi scuri e la solita sciarpetta al collo. Anche lei - che è il vero motivo per cui i due gemelli sopportano di andare a messa addirittura 4 volte di seguito - scoprirà insieme a loro un segreto che incombe sulle loro vite. E come loro dovrà imparare a uscire da sotto l'acqua che ti sembra ti soffochi i polmoni ogni volta che gli adulti ti abbandonano senza salvagente in mezzo alle loro verità.

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