L'intuizionista, di Colson Whitehead

"E' un ascensore nuovo, appena inserito nelle guide, e non è fatto per andar giù così in fretta. Lila Mae non sa dove guardare." Inizia così L'intuizionista di Colson Whitehead che esce per la Mondadori nel 1999, poi in edizione economica nel 2002. Il primo romanzo di Colson Withehead racconta la storia di un personaggio inconsueto che fa un lavoro inconsueto, infatti Lila Mae fa l’ispettrice degli ascensori. In una metropoli come New York ci saranno migliaia di ascensori e la loro manutenzione è nelle mani di due scuole di pensiero: gli empiristi e, appunto, gli intuizionisti di cui fa parte anche la protagonista.

Il giorno in cui uno degli ascensori collaudati da Lila piomba giù a picco, si apre il giallo di come possa essere accaduto e se qualcuno degli empiristi abbia contribuito allo sfacelo, rovinando così anche la carriera di Lila. Da qui cominciano le indagini.

Romanzo strano e composito che rivela innanzitutto la passione per i tecnicismi e che mette insieme il giallo, il noir e il romanzo d’indagine, ma rivela anche forti influenze della cultura pop.

A mio avviso, la cosa più sorprendente sta nella realizzazione e soprattutto nella riuscita del punto di vista, l’autore riesce a calarsi decisamente bene e con naturalezza nei panni di Lila Mae. Ora, nonostante l’universo degli ascensori non si possa definire il più attraente, Colson Withehead riesce comunque e tirarti dentro la sua New York grazie a una scrittura vivace e a tratti comica. Insomma, oltre al gusto per le trame inconsuete, è la ricercatezza di stile che più mi ha colpito.

Quando L’intuizionista esce in Italia passa un po’ in sordina, benché in America viene salutato con giubilo dalla critica e paragonato a Ralph Ellison, a DeLillo, a Pynchon, a Toni Morrison. In ogni caso, rivela subito le doti di scrittore e di stravagante originalità creativa di questo autore, confermate anche nelle opere successive.

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