Trilogia nera, di Léo Malet

La Trilogia nera di Léo Malet (Fazi, 2003) ha una vita editoriale piuttosto travagliata. La vita è uno schifo e Il sole non è per noi escono rispettivamente nel ’48 e nel ’49, mentre il terzo elemento della trilogia, Nodo alle budella rimane inedito per una ventina d’anni. L’editore che ha già pubblicato i primi due romanzi fallisce proprio mentre si sta per pubblicare il terzo. L’idea di riunirli in un unico libro viene a Jean-Claude Rohmer che lo propone a un edito-re un po’ atipico per il periodo, Eric Losfeld, ed è già il 1969.

D’altra parte, nemmeno la vita dell’autore è poi così tranquilla: nasce a Montpellier nel 1909 e, ad appena tre anni, perde entrambi i genitori. È il nonno ad allevarlo e a trasmettergli la passione per la letteratura. Quando arriva a Parigi, ha solo sedici anni ma ha anche forti convinzioni politiche che sposano l’anarchismo. La vita a Pa-rigi è dura, ma molto dinamica, e si adatta a fare un po’ di tutto: dallo strillone al magazziniere, dallo chansonnier alla comparsa nei film del suo amico Jacques Prévert. Nel frattempo entra in con-tatto con i gruppi anarchici e comincia a collaborare con pubblicazioni politiche, e nel 1931 entra nel cenacolo dei surrealisti grazie all’amicizia con André Breton. Di qui poi conosce editori e case editrici, ha quindi la possibilità di manifestare la sua vera grande passione: la scrittura.

Comincia pubblicando raccolte di poesie, con illustrazioni di Dalì e da André Masson, fin quando con l’occupazione nazista arriva anche la censura e la Francia chiude le porte alle pubblicazioni di provenienza americana. Sotto pseudonimo, Malet comincia a sfornare un romanzo dietro l’altro, tutti di stampo hard-boiled, che gli danno però la possibilità di inventare un personaggio tutto suo: Nestor Burma, uno scorbutico investigatore privato. E abbandona gli pseudonimi.

Tuttavia, è ancora insoddisfatto. Incoraggiato dalla lettura di Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian, comincia finalmente a lavorare a un romanzo, il primo della trilogia. Ne La vita è uno schifo Malet affronta tematiche molto più intime, mi riferisco all’anarchismo e il surrealismo. D’altronde anche il protagonista sembra essere un alter ego dell’autore, salvo per il fatto che il protagonista è un sindacalista che rapina banche per scopi evidentemente politici. Anche il secondo romanzo Il sole non è per noi ha contatti con la biografia dell’autore: è la storia di un orfano, ma anche del carcere, della violenza e del senso di morte e fallimento che il prota-gonista si trascina dietro. Nodo alle budella, a mio avviso, è forse il meno riuscito della trilogia perché viene meno l’omogeneità del ritmo narrativo che invece caratterizza i precedenti. Ma è anche il più vicino alle tematiche surrealiste.

Riferimenti biografici a parte, la Trilogia nera è ormai un modello di riferimento del noir, e non solo francese, ampiamente dimostrato nell’introduzione del curatore del libro, Luigi Bernardi e grazie al quale, negli ultimi anni, anche in Italia si sta conoscendo l’opera del maestro francese.

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