John O'Farrell: Il meglio di un uomo

Un altro libro da ridere. Immaginate che Rob, il protagonista di Alta Fedeltà, sia finalmente andato a convivere con la sua fidanzata dai nervi d'acciaio (caratteristica essenziale per stare con lui, ovvio). E che lei, dopo un po', gli abbia chiesto di fare un bambino (difficile pensare che un'iniziativa del genere possa essere venuta in mente a lui, nel suo polveroso negozietto di dischi). Immaginate poi che lui, "in uno di quei giorni di totale intimità e reciproca adorazione, quei giorni in cui vuoi soltanto essere d'accordo su tutto ciò che dice la tua compagna" le abbia detto di sì, senza "precauzioni", ecco, e che il danno sia fatto. Come vivrebbe Rob la cosa? Per scoprirlo, leggete "Il meglio di un uomo" di John O'Farrell (Mondadori). Mi sto sbilanciando, ma se aveste letto il suo libro, sono convinta che in molti la pensereste come me.

Sentite qua: Michael si guadagna da vivere scrivendo jingle per la pubblicità, i suoi migliori amici sono single, e quando torna a casa gli sembra impossibile a stare dietro ai nervosismi della sua bella e simpatica moglie Catherine, casalinga ai lavori forzati dietro due bambini poco più che tre-enni.

"Questo per me era un concetto talmente strano che rimasi senza parole - dice a un certo punto il protagonist, Michael - voleva che mi annoiassi con lei. La donna che aveva più senso del divertimento di chiunque avessi mai conosciuto. La donna che una volta aveva detto a un autostoppista olandese che ero completamente sordo e poi aveva passato l'ora seguente cercando di farmi ridere mentre gli raccontava quanto inutile fossi a letto".

La reazione del protagonista a quel punto, secondo me, è molto simile a quella che avrebbe Rob nella stessa situazione: con la scusa del "superlavoro", passare le giornate al suo "studio di registrazione", che in realtà è una stanza con frigo bar in appartamento affittato con altri tre scapoloni pocofacenti.

L'obiettivo per lui è infatti quello di smaltire il sonno arretrato e avere un po' di relax, proprio come quando non era sposato e non era padre. Insomma, un gran casino, se solo lo Catherine lo venisse a scoprire, soprattutto perché, lavorando il minimo indispensabile, Michael ha fatto accumulare quattro mesi di mutuo non pagati. A quel punto ovviamente, per un accumularsi di coincidenze, il casino scoppia.

Quello che mi convince di questo romanzo e che mi ha fa venire in mente atmosfere alla Hornby sono le “tipiche” divagazioni sulla vita “maschia” con i coinquilini, i sogni-occhi-al-soffitto su un avvenire da star del pop, quel "perdere tempo" alla "Commitments". Imperdibile la disputa fra amici sul nome da dare alla band. E soprattutto bellissimo, e per niente retorico, il finale, in cui Michael e Catherine si insegneranno a vicenda un concetto importante.

  • shares
  • Mail