Stephen King: le regole della “short story”

Interessante intervento di Stephen King, che sul New York Times, descrive quali sono le caratteristiche di un buon racconto, ovvero di una delle forme narrative che, anche in America, è ancora il “biglietto da visita” di ogni aspirante scrittore.

“Ho letto molti bei racconti, quest’anno – scrive King, che ha curato la raccolta ““Best American Short Stories 2007” – che mi facevano venir voglia di dire “Cavolo, dovete leggerlo!” (“Man, you gotta read this!”)…Se queste storie hanno qualcosa in comune è la sensazione di coinvolgimento emotivo, di sorpresa…Io voglio provare il piacere antico che probabilmente risale alla preistoria: di essere sbalzato fuori da me stesso per un po’, violentemente come un pilota di guerra viene sbalzato fuori dal suo F111”

Una sensazione però che non sempre è facile trovare nei racconti brevi, i cui autori, dice King, fanno spesso l’errore di badare solo a esprimere la propria capacità di scrittura, e di comporre testi per "addetti ai lavori" dell'editoria.

“Io voglio storie “where you just can’t wait to find out what happens next” - dice King - e non una esercitazione di scrittura nello stile di Faulkner o qualche inutile flusso di coscienza”.

E non è detto che questo voglia dire scrivere pezzi “facili”, commerciali, rinunciando alla qualità (“pensate ai racconti “The Youth” di Joseph Conrad o “Big Blonde”, di Dorothy Parker", dice King).

E visto che ci siamo, citiamo anche gli autori segnalati dall’autore: Karen Russell, John Barth, Beverly Jensen e Jim Shepard.

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