Il nuovo romanzo di Joseph O'Connor

Su Carmilla c’è una bella intervista a Joseph O’Connor, che è uno degli scrittori irlandesi che preferisco. Con grande gioia quindi, apprendo dal sito che il suo nuovo libro, “Redemption Falls”, uscirà presto anche in Italia per Guanda (ma sul sito della casa editrice non c’è scritto ancora niente), e che fa parte della trilogia di romanzi storici iniziata con “Stella del mare” (immigrati irlandesi fine ‘800) e “Desperados” (Nicaragua sandinista). Il nuovo libro è ambientato nell’America devastata dalla guerra civile.

O’Connor, che è fratello della cantante Sinead, ha scritto il romanzo “Cowboys and indians” (il primo: viaggio verso Londra di un irlandese fricchettone), i racconti de “I veri credenti”, il divertente “Il maschio irlandese in patria e all’estero”, e anche, fra gli altri, “La fine della strada”, storia d’amore fra un cinquantenne che ha perso suo figlio e una coetanea, che in mezzo ai loro dolori imparano ad amarsi. Il libro più bello secondo me è comunque “Il rappresentante”, una storia complessa da descrivere, che inizia quando un uomo si trova per caso in giardino il rapinatore che ha sparato a sua figlia mentre lei era al lavoro in un negozio, e lo ingabbia (letteralmente). Si instaura un rapporto assurdo, e fra le visite alla figlia in coma, e il racconto della splendida storia d’amore con la ex moglie – finita per l’alcolismo di lui - inizia di “resurrezione”, ovvero ci viene raccontato come sia possibile passo dopo passo andare avanti anche quando sai benissimo che proprio tu hai distrutto con le tue mani la tua felicità. E che quella che ti restava all’improvviso te l’hanno tolta.

Per lui, che dice che scrivere un libro è come comporre musica, la scrittura è una cosa “terribile”.

“Ricordo quando vivevo a Londra, e vicino a dove stavo c’era un fornaio” –racconta, prendendo come al solito le cose alla larga (tipico irlandese) - Alle sette del mattino lo sentivo arrivare al lavoro, alzare la serranda, e poco dopo potevi annusare il delizioso profumo del pane. E alle nove apriva il negozio, arrivava la gente che comprava tutto il pane. Chiudeva a mezzogiorno. E io invidiavo quell’uomo così tanto, pensavo facesse una cosa tanto utile. La gente poteva mangiare sempre il pane, faceva una cosa meravigliosa. E qualcuno lo pagava ogni giorno per questo. E io stavo lì cercando di scrivere un romanzo, senza sapere se nessuno mai lo avrebbe voluto. E’ difficile, ma è anche divertente allo stesso tempo”.

Lo scrittore anticipa poi che scriverà un altro romanzo storico con protagonista “una persona realmente vissuta, un drammaturgo che morì agli inizi del ventesimo secolo, che nell’ultimo anno della sua vita ebbe una tempestosa relazione segreta con una donna più giovane, un’attrice dell’Abbey Theatre. Lei cattolica, lui protestante”. Ma poi, assicura, tornerà a scrivere storie ambientate nella nostra epoca.

  • shares
  • Mail