Mi vendo. Intervista a Saradisperata

C’è Sara, una “dura”, sempre incavolata con il mondo, che decide di lasciare gli studi per trovare un lavoro a Roma. Ma fra capi che la pagano “a seconda dell’oroscopo”, manager che la mandano via appena sanno che si deve sposare, dirigenti donne che scappano con i soldi della società insieme all’amante di turno, finisce nelle spire del lavoro interinale: pagata una miseria mentre all’agenzia che l’ha fatta assumere vanno ogni mese oltre 3mila euro (sic!).

A tutto questo, nella storia di "Mi vendo" di Saradisperata (Newton & Compton), alias Serena Basetti, una ragazza romana, si aggiungono il giovane barista sotto casa che vorrebbe portarla via, e il fidanzato storico che la convince a sposarlo per poi tradirla con una tipa incontrata a una festa (e che a differenza di lei ha anche un contratto di lavoro!). A quel punto, Sara esplode.
E apre un blog in cui offre “una e una sola notte di sesso” in cambio di un lavoro. A tempo indeterminato, ovviamente. Sembrerebbe un gesto di estrema disillusione, ma in realtà Sara lo fa perché vuole lanciare una provocazione, vuole che qualcuno finalmente si occupi di un problema pesantissimo. E qualcosa, alla fine, accade davvero.

La nostra generazione è spesso accusata di non “scendere in piazza”. I problemi ci sono, ma noi non protestiamo in pubblico. Perché secondo te?

“E’ vero: se ci pensi una casa oggi, senza contratto, non me la dà nessuno. Ma magari riesci ancora ad andarti a mangiare una pizza fuori, a farti una vacanza, a comprarti a rate un mega telefonino di 500 euro. Ci manca l’indispensabile ma abbiamo ancora abbiamo il superfluo, e quindi sopravviviamo così.”

Mi ha colpito molto una frase: “Se ogni precario d’Italia trovasse il modo di sfruttare la propria rabbia compiendo anche un minimo gesto le cose potrebbero iniziare a cambiare”. A cosa ti riferisci?

“Prima di tutto la correttezza nei confronti dei colleghi, verso cui è inutile sfogare le proprio frustrazioni lavorative, come invece fanno alcuni personaggi del mio libro. Ma anche, in fondo, alla scelta di non unirsi alla compagnia dei “furbetti”, non adeguarsi alla logica dei propri comodi perseguiti senza preoccuparsi di nessun altro. Magari oggi non cambia nulla; domani, chissà”.

E per le relazioni umane? Ci sono regole da seguire per evitare il “precariato sentimentale” di cui parli?

“Per me il “per sempre” oggi non esiste più. Io nelle relazioni sentimentali vivo giorno per giorno, prendo tutto quello che di buono un rapporto mi dà, senza vivere con l’angoscia del futuro. E’ una cosa in cui credo, inevitabilmente, anche perché ho già alle spalle un matrimonio finito”.

Una curiosità: la protagonista a un certo punto vuole partire per Londra, che sembra diventata negli ultimi tempi la meta per antonomasia dei giovani che hanno voglia di cambiare vita, come notava anche l’autore di “L’Italia spiegata a mio nonno” in una intervista al “Venerdì”. Perché secondo te?

“In realtà per me è sempre stata la meta dei sogni, fin da quando a 18 anni ci sono andata per la prima volta. Penso che comunque dipenda dal fatto che sia un posto che offre due possibilità in una: sia quella di trovare un lavoro che quella, altrettanto importante, di imparare bene l’inglese”.

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