Un esordio di cuore

di Persecutorio



CuoreDi questi tempi, in cui gli esordi letterari si giudicano dal guardaroba dello scrittore, in cui lo styling (look?) conta più dello stile, e gli addetti ai lavori, i critici e i promotori editoriali fanno di tutto per trasformare i libri in fenomeni di costume- il che significa una cosa precisa: il libro deve vendersi indipendentemente dal suo contenuto-, fa piacere segnalare un buon romanzo: Una questione di cuore di Umberto Contarello. Mi è capitato di leggerlo in ospedale, di finirlo in una notte. Non una notte qualunque, ma la notte che ha preceduto un intervento di quasi cinque ore- anestesia combinata per autotrapianto osseo, con annessi ninnoli non proprio simpatici: drenaggio anca, catetere e così via. Anche il romanzo parla d’ospedale, di una degenza. Il protagonista, uno sceneggiatore sui cinquanta, ha un infarto che ovviamente trascende il semplice quadro clinico. I suoi problemi di cuore sono estesi alla vita professionale e sentimentale: è costretto a scrivere film brutti e si è trasferito con la sua compagna in una casa più grande per vederla il meno possibile. E’ un libro senza effetti speciali (trama rocambolesca, lessico apotropaico), che va dritta al cuore delle cose e del lettore. Un libro che si finisce in un lettino d’ospedale, ecco una definizione ad alto tasso consolatorio.



A un certo punto leggiamo: “Siamo entrati e subito ho aperto le finestre del salotto, per far entrare l’ultimo sole, ma era già tardi, abbiamo dovuto accendere la luce”. Sono parole semplici, quasi povere, immediatamente comprensibili. Eppure, nel punto del testo in cui si trovano, sono piene d’implicazioni, ci dicono tantissimo dei personaggi che stiamo seguendo. Palpitano, letteralmente. Una questione di cuore è una lezione di cuore, è il contrario di quei libri che non dicono nulla, anche se lo dicono bene (no, non mi riferisco a Celine).

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