Intervista a Riccardo Coltri

Riccardo Coltri, classe '73, veronese, scrittore e degno rappresentante del fantasy italiano. Nato (e cresciuto) come scrittore dark-horror, penna di notevole importanza dal 1995 della rivista Inchiostro, è l'autore di Zeferina (Larcher editore).
Mondo fiabesco e un po' noir, ma in un ambiente tutto italiano , il romanzo di Coltri è un esempio di fantasy italiano dalle enormi potenzialità.

Il fantasy per ragazzi sta avendo una grande diffusione dopo il boum del maghetto della Rowling, Harry Potter. Ma quello che sembra essere solo per ragazzi, si svela, poi, appassionare anche gli adulti. Dov'è nascosta la fortuna di questo genere di letteratura?
Il genere fantasy è immenso... esiste quello per ragazzi e poi ci sono, da sempre, le varie versioni più o meno “dark”: a seconda dell'età, o più semplicemente, dei gusti personali. Non credo si possa parlare di particolari segreti, si va alla ricerca del meraviglioso e dell'impossibile, e a volte dell'oscuro e del terrificante, per puro divertimento. E sì, almeno un po', per evadere dalla realtà, in modo del tutto innocuo.

Molti scrittori si stanno cimentando nella stesura di questo genere di romanzi.
L'enorme diffusione di un genere, ne decreta la fine perché scade nella banalità? Non c'è il rischio di avere tanti cloni di una stessa storia, con personaggi (quasi) diversi?

Il rischio di produrre qualcosa di banale c'è, con tutto il materiale sfornato finora. Sta all'autore sforzarsi di scrivere qualcosa di nuovo, inventando il proprio mondo, reinterpretando tutto. Magari anche rimescolando le carte in tavola, perché no...

Quale il futuro dei fantasy italiani ora che Harry Potter è giunto alla sua fine?
Harry Potter ha avuto un successo enorme e meritato, ma ha una propria strada da seguire, un percorso da portare a termine. Il resto del fantasy, per ragazzi o per adulti, andrà avanti e credo proprio che lo farà al di là delle mode o delle regole commerciali. Per quanto riguarda il “fantasy italiano”, sembra che finalmente sia arrivato il suo momento e sono contento di aver dato il mio piccolo contributo con una storia ambientata proprio in Italia.

Parliamo dei tuoi libri. Da cosa nascono le tue storie? E perchè?
Nasco, in realtà, come autore per il 51% horror. E l'horror rimane un genere che continuerò a scrivere assieme al fantasy e alla fantascienza. Mi dedico al Fantastico in generale, ecco. Le mie storie nascono in modi molto differenti: c'è l'esigenza di raccontare qualcosa, prima di tutto. Descrivere un'immagine, imprigionare le parole in un foglio. Spiegare il perché è complicato, a volte penso che sia una specie di maledizione, però una di quelle molto divertenti. “Zeferina”, il romanzo che ho pubblicato da poco con Larcher Editore, nasce dal mio vecchissimo desiderio di creare un fantasy mediterraneo, nel vero senso della parola. Tentando di dare un pochettino di dignità anche alle creature fatate dei nostri boschi. E perché no, anche alle nostre zone. Penso che le “anguane”, per esempio, creature femminili legate al culto dell'acqua e dalla doppia natura, umana e di rettile, o le cosiddette “Beate Genti” che si vestono di corteccia di abete, siano figure leggendarie estremamente affascinanti. Idem per i folletti, come i “massariòl” (termine veneto), chiamati in diversi modi a seconda della regione. Ho iniziato a documentarmi su queste figure mitiche oramai diversi anni fa, andando anche a visitare alcuni luoghi. Sulle prime erano nati dei brevi racconti: “Una leggenda della terraferma”, per esempio, scritto nel 2001, si può trovare sulla rivista “Inchiostro” e nell'antologia della DelosBooks “Sguardi oscuri”. Da lì, l'idea di creare una storia più lunga, continuando a esplorare le tradizioni e il folklore alpino e mediterraneo. Nel caso di “Zeferina”, ho catapultato il tutto in un preciso periodo storico. Il Medioevo non mi andava bene, i primi anni del Regno d'Italia invece mi sembravano interessanti, mai sperimentati: una nazione da poco unificata, per certi versi ancora misteriosa, nei cui boschi si aggirano, furtivi, antichi popoli dediti alla magia, armati di spade ma anche di fucili...

Quanto tempo serve per far nascere un romanzo fantasy? E quali le difficoltà maggiori?
Non credo esistano regole, per fortuna. Il bello è proprio questo: un romanzo, di qualsiasi genere o lunghezza, può essere costruito in una settimana, in sei mesi, in dieci anni. Dipende da un sacco di cose, anzitutto da quanto si sente la necessità di finirlo. Le difficoltà maggiori per un certo tipo di fantasy, probabilmente, sono quelle di andare oltre a ciò che è già stato scritto (trama) e di inventare uno scenario nuovo. Anche se si “prende in prestito” un mondo realmente esistito nella seconda metà dell'Ottocento, come ho fatto io. Lo scenario di Zeferina, come ho detto, l'ho ideato in realtà parecchi anni fa, studiando le favole su orchi, beate genti e folletti, che da secoli si tramandano di generazione in generazione, e prendendomi pomeriggi per andare a visitare alcuni luoghi legati a leggende, soprattutto della provincia veronese. Il personaggio di Zeferina invece è nato solo la scorsa estate, il romanzo l'ho scritto nei mesi successivi. Sulle prime, avevo pensato di inserire come protagonista un ex soldato garibaldino... poi invece ho optato per una figura femminile. Una giovane strega, minuta. Carina. Forse un po' ignorante, tanto che in alcuni momenti potrebbe perfino fare tenerezza. E testarda, determinata, sola contro tutti.

Un tuffo nelle tue storie.
Ho pubblicato circa una settantina di racconti (horror, fantasy, fantascienza), sparsi qua e là fra riviste e antologie. Informazioni a riguardo si trovano sul mio sito personale, www.crislor.it/rcoltri.htm. “Zeferina” (www.zeferina.it) è il mio secondo romanzo: il primo, pubblicato da Bonaccorso Editore nel 2001, era un dark-horror basato sulla leggenda di Romeo e Giulietta, finalista al Premio letterario internazionale Scrivere per amore. Al momento ho in cantiere diversi altri progetti: anzitutto ho quasi pronti altri due romanzi fantasy (a uno ci sto lavorando da oramai cinque anni), autoconclusivi ma, diciamo così, idealmente collegati al fantasy mediterraneo presentato in “Zeferina”. Poi un romanzo horror. E per quanto riguarda proprio Zeferina... chi lo sa, forse la sua storia non si fermerà qui.

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