Le Rime di Michelangelo: nuova edizione critica

Nelle librerie la nuova edizione critica delle Rime di Michelangelo, edita da Garzanti, curata dalla giovane studiosa Stella Fanelli, con prefazione di Cristina Montagnani,
Michelangelo, lo stesso spirito tormentato e appassionato che ha dato vita a capolavori assoluti della pittura e scultura, si dedicò alla poesia per quasi tutta la vita, dapprima in modo marginale, ma con il passare degli anni con un impegno e un’assiduità sempre crescenti. Per scelta, in vita non pubblicò mai le sue composizioni. Queste furono raccolte solo nel 1623, per volontà del nipote Michelangelo Buonarroti il Giovane, che però ebbe il torto di rielaborarle. Solo nel 1863, un’edizione critica delle poesie michelangiolesche a cura dell’Accademia della Crusca permise di restituire i testi originali, che costituiscono la base anche di questa edizione delle “Rime”.
“Il desiderio che lo spinge – scrive di Michelangelo Thomas Mann, nel 1950 – è l’amore, un innamoramento senza fine, lungo quanto la sua vita, volto alla figura umana, alla bellezza vivente, al fascino che emana dall’uomo: una tenace forza d’amore, una disposizione al suo beato tormento”. Quella di Michelangelo è una poesia senza musica e piena d’affanno, pietrosa e contorta, groviglio e tumulto di sentimenti e di pensieri più sofferti che contemplati, dai quali emerge la traccia di un intimo, personale segreto. Addentrandosi nella lettura delle “Rime” sembra quasi che lo scalpello si sostituisca alla penna, come se il poeta cercasse con fatica di avvicinarsi a una forma che gli sfugge, che non riesce a creare, ora tormentato dal limite e dal finito, ora soggiogato da una bellezza che travalica ogni misura, per sopportare la quale non basta lo slittamento verso l’immagine ad essa speculare di Dio. Il capzioso lavoro della Fanelli, che ha dato vita ad un esaustivo apparato di note e commenti, rende agevole la lettura di versi non sempre di facile interpretazione e leggibilità.

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