"L'interrogatorio" di Vladimir Volkoff

L'interrogatorio di Vladimir VolkoffMeravigliosa testimonianza della "strategia della tensione" racchiusa ne "L'Interrogatoire" testo dello scrittore francese, di origini russe Vladimir Volkoff Tradotto in italiano da Mario Pezzella. Perché è proprio sul filo sottile della tensione tra due uomini, accusato e giudice, che si dipana la vicenda. Storia d'interni raccontata più di tre decenni dopo da uno dei due protagonisti, quello che si trovava nella parte più alta dello scranno, in una dimensione morale imposta dalle specifiche condizioni storiche.

Perché l'inchiesta prende spessore in una Germania in macerie, ormai completamente in mano agli alleati. Territorio di una giustizia violenta che sopravvive nella radura di un umanesimo strappato, dando luogo ad una "singolar tenzone" che ha i tratti della giostra medioevale e finisce per stringere due uomini uniti dalle stesse origini teutoniche, ma divisi nel ruolo assunto nel conflitto più barbaro e sanguinoso del secolo scorso.

Tra tecniche collaudate, torture psicologiche e sottili estrapolazioni, è il vecchio Marvin S. Bronfield, Giudice Emerito, a raccontare a suo genero Derek, in una lettera aperta che sa di testamento spirituale, una storia ormai sepolta dal tempo, ma che considera ancora "il suo miglior caso". Scoprire se l'ufficiale dell'esercito tedesco Waldemar Schulze è veramente responsabile del Massacro di civili nel villaggio russo di Radovo, e consegnarlo ai "Rossi", non è solo una necessità da rappresentante dell'onorata armata americana, ma un vero e proprio omaggio alla verità, vestita della divisa dei vincitori, ma la figura sorniona e schilleriana di questo professore di letteratura funestato dal conflitto, finirà per ossessionarlo e per portare "il sangue del suo sangue" a dubitare della sua integrità.

Immagine del Generale Otto Elfeldt, che fuma tranquillamente una sigaretta prima del suo interrogatorio a Saint Lambert sur Dive, da Flickr.

Come mai, mi dicevo, non ho pensato prima alla confessione? Eppure Schulze non aveva risparmiato allusioni alla sua religione. Non solo aveva risposto "cattolica" alla diciannovesima domanda del Fragebogen, ma mi aveva ringraziato "nel nome di Cristo" per avergli permesso di scrivere a sua moglie, e, nella sua cella, passava il suo tempo "pregando". Da parte mia, non ignoravo che i cattolici hanno l'abitudine di alleggerirsi dei loro eccessi peccaminosi. Certo, avrei dovuto pensarci prima, e allora mi sarebbe venuto in mente subito questo modo estremamente elegante di applicare l'assioma fondamentale dell'inquisitore: "Non costringere a parlare; fanne venire la voglia".

Via | firenzelibri.net

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