Chi sono Tacito e Plutarco, autori delle versioni di greco e latino alla Maturità 2019

Agli esami di Maturità 2019 sono usciti Tacito e Plutarco al Liceo Classico: ecco chi sono e opere principali.

Maturità 2019: Tacito e Plutarco

Prime indiscrezioni agli esami di Maturità 2019: al Liceo Classico per la seconda prova sono usciti Tacito e Plutarco. Per quanto riguarda Tacito, si sa già che i maturandi dovranno tradurre una delle versioni di latino delle Historiae. Per Plutarco, invece, pare che ci sia una versione di greco già tradotta, solo da commentare. Non appena sapremo i titoli delle versioni e avremo le traduzioni, ve le posteremo. Nel frattempo scopriamo chi siano Tacito e Plutarco.

Trovate qui le traduzioni delle versioni di latino e greco di Tacito e Plutarco della Maturità 2019 in corso d'opera. Per quanto riguarda la versione di latino, è La fine di Galba.

Tacito: biografia e opere

Publio Cornelio Tacito (o Gaio Cornelio Tacito) è stato uno storico, oratore e senatore romano. E' il maggior esponente del genere storiografico della letteratura latina. A lui sono attribuire opere celebri come l'Agricola, la Germania, le Storie o Historie (la prima grande opera storiografica di Roma, va dall'anno dei quattro imperatori, il 69 d.C. all'assassinio di Domiziano nel 96 d.C.) e gli Annali.

Non si conosce molto della vita di Tacito, se non quelle poche informazioni che si estrapolano dai suoi scritti. Non si sa neppure quando sia nato esattamente: si pensa fra il 56 e il 58 d.C. nella Gallia Narbonense. Anche della sua famiglia si sa poco: probabilmente poteva vantare una discendenza nobiliare da un ramo cadetto della gens romana patrizia Cornelia.

Le sue opere maggiori sono:

  • 98: De vita et moribus Iulii Agricolae o La vita e i costumi di Giulio Agricola
  • 98: De origine et situ Germanorum o L'origine e la posizione dei Germanici
  • 101/102: Dialogus de oratoribus o Dialogo sull'oratoria
  • 110: Historiae o Le storie
  • 117-120: Annales o Ab excessu divi Augusti o Annali

Plutarco: biografia e opere

Plutarco è stato un biografo, scrittore, filosofo e sacerdote greco, vissuto sotto l'Impero Romano. Studiò ad Atene e fu influenzato dalla filosofia di Platone. Le sue opere più celebri sono le Vite parallele e i Moralia.

Anche nel caso di Plutarco, i dettagli relativi alla sua vita e alla sua biografia derivano da dettagli sparsi qua e là nelle sue opere. Si sa che nacque il 46 d.C. a Cheronea, in Beozia, probabilmente da una famiglia ricca. Discepolo ad Atene del filosofo platonico Ammonio, studiò retorica, matematica e filosofia platonica. Ebbe anche la doppia cittadinanza, romana e greca.

Le opere di Plutarco, per convenzione, vengono divise in due blocchi:

  • Vite parallele (96-120 d.C.): sono dedicate a Quinto Sosio Senecione, amico di Plutarco. Sono formate da 23 coppie (una è andata perduta): in pratica sono accostate una biografia di un personaggio greco a quella di un personaggio romano, dimostrando che la Grecia era stata in grado di produrre validi uomini d'azione, mentre i romani non erano proprio tutti dei barbari. Lo stile è quello storiografico drammatico di età ellenistica, avvincente, con personaggi tragicamente delineati. La maggior parte delle biografie si chiudono con dei confronti, dove l'autore sottolinea similitudini o contrapposizioni
  • Moralia: sono il gruppo di opere più numerose e variegate. Sono una serie di trattati, con diversa impostazione letteraria, in cui Plutarco parla di storia, filosofia, religione, arte, scienze naturali e critica letteraria

Per quanto riguarda il pensiero di Plutarco, ricordiamo sempre che fu uno studioso del platonismo, anche se in lui ritroviamo anche riferimenti a Pitagora e Aristotele. Plutarco non amò mai gli stoici, rei di parlare a vuoto e di esprimersi solo tramite paradossi o contraddizioni. Per quanto riguarda l'etica e la morale, la ricerca del piacere estetico non dipende dalla valutazione morale dell'oggetto, bensì dalla rappresentazione. Dal punto di vista religioso, Plutarco credeva fermamente nell'esistenza degli dèi, sostenendo che fossero entità capaci di fare solo del bene. Stranamente, Plutarco tendeva più al monoteismo che al politeismo, identificando Zeus con Apollo. Inoltre credeva nel dualismo fra Bene e Male: se esistono i buoni, esistono anche i malvagi, se esistono dèi benevoli, esistono anche demoni maligni.

Tacito: Historiae

Le Historiae di Tacito sono un'opera storiografica scritta intorno al 110 d.C.: parlano di eventi storici avvenuti negli anni 69-70 d.C. Delle Historiae sono arrivati a noi solo i primi cinque libri dei 12-14 originari (si pensa che gli ultimi libri parlassero della dinastia Flavia fino al 96 d.C.). Nelle Historiae Tacito parla delle guerre civili del 69 d.C., della morte degli imperatori militari Galba, Otone e Vitellio, dell'assedio di Gerusalemme e della prima guerra giudaica.

Tacito scrisse le Historie poco dopo l'ascesa al potere di Traiano, occupandosi soprattutto delle vicende trascorse fra le guerre civili dell'anno dei quattro imperatori (quando Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano salirono al trono uno via l'altro) e la fine del dispotismo dei Flavi. Proprio l'ascesa dei quattro imperatori dimostrò un fatto incontrovertibile: all'epoca chi godeva del sostegno delle legioni poteva diventare imperatore ovunque, a patto che ci fossero abbastanza legioni a sostenerlo (e non necessariamente solo a Roma). Questi sono i cinque libri arrivati fino a noi:

  1. Libro I: morte di Nerone e breve governo degli imperatori Galba e Otone
  2. Libro II: Vitellio imperatore, ma viene tradito. L'esercito acclama Vespasiano come imperatore. Muciano
  3. Libro III: ascesa di Vespasiano e morte di Vitellio
  4. Libro IV: Vespasiano e Muciano consolidano il loro potere e Muciano predispone la morte del giglio di Vitellio. Arriva Domiziano
  5. Libro V: assedio di Gerusalemme e problemi in Germania

Questa la versione delle Historiae di Tacito da tradurre, La fine di Galba:

Octavo decimo kalendas Februarias sacrificanti pro aede Apollinis Galbae haruspex Umbricius tristia exta et instantis insidias ac domesticum hostem praedicit, audiente Othone (nam proximus adstiterat) idque ut laetum e contrario et suis cogitationibus prosperum interpretante. Nec multo post libertus Onomastus nuntiat expectari eum ab architecto et redemptoribus, quae significatio coeuntium iam militum et paratae coniurationis convenerat. Otho, causam digressus requirentibus, cum emi sibi praedia vetustate suspecta eoque prius exploranda finxisset, innixus liberto per Tiberianam domum in Velabrum, inde ad miliarium aureum sub aedem Saturni pergit. Ibi tres et viginti speculatores consalutatum imperatorem ac paucitate salutantium trepidum et sellae festinanter impositum strictis mucronibus rapiunt; totidem ferme milites in itinere adgregantur, alii conscientia, plerique miraculo, pars clamore et gladiis, pars silentio, animum ex eventu sumpturi

E questa è la nostra traduzione:

Il quindici gennaio Galba stava compiendo un sacrificio davanti al tempio di Apollo: l’aruspice Umbricio gli disse che le viscere comunicavano segni sinistri, predicendo insidie incombenti e un nemico in casa. Lo sentì Otone, a lui vicino, il quale volle interpretare (la premonizione), rovesciandone il senso, come un buon augurio per sé e un qualcosa di propizio ai suoi disegni. Passarono pochi momenti e il liberto Onomasto venne ad annunciargli che l’architetto e i costruttori lo stavano aspettando: questa era la frase convenuta per indicare che i soldati si stavano radunando e che la congiura era pronta a scattare. Al suo allontanarsi, qualcuno gliene chiese motivo e lui diede loro a intendere di essere in trattative per una vecchia casa di campagna, il cui stato di solidità andava prima verificato; poi, appoggiandosi al braccio del liberto, si avviò attraverso i palazzi di Tiberio, verso il Velabro e da qui puntò al miliare aureo nel foro, sotto il tempio di Saturno. Qui lo salutarono imperatore ventitré guardie del corpo: Otone era preoccupato dell’esiguo numero dei presenti, ma essi lo fecero salire in fretta su una lettiga e, spade in pugno, lo portano via. Lungo il percorso si accodarono un altro numero di soldati di analoga consistenza: alcuni perché complici, ma i più per la stranezza della scena, chi gridando e a spada levata, chi in silenzio e aspettando coraggio dall’evolversi della situazione

  • shares
  • Mail