Maturità 2019, Liceo delle Scienze Umane: tracce e soluzioni

Due indirizzi e quindi due test differenti per la seconda prova della Maturità 2019 del Liceo delle Scienze Umane

Maturità 2019 seconda prova scienze umane

La data della seconda prova della Maturità 2019 è fissata per giovedì 20 giugno e, come sempre, sarà diversa per ogni istituto. Per quanto riguarda il Liceo delle Scienze Umane, i test sono differenziati a seconda dell'indirizzo, in quanto proprio le materie caratterizzanti di ciascuno sono differenti.

Per l'indirizzo classico di Scienze Umane le tematiche potrebbero affondare in ambito sociologico, pedagogico e antropologico, mentre per l'indirizzo economico-sociale si va di più su temi riguardanti la finanza, il diritto e l'economia.

La seconda prova, che Booksblog segue in diretta, dando tracce e soluzioni qui di seguito, ricordiamo che ha una durata che va dalle 4 alle 6 ore. Restate con noi per tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul test della Maturità per questo istituto.

Maturità 2019, Liceo delle Scienze Umane: tracce e soluzioni indirizzo Scienze Umane

La seconda prova della Maturità 2019 per Scienze Umane indirizzo classico chiede allo studente di analizzare il libro del 1967 "Lettera a una professoressa", scritto da alcuni ragazzi della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani e "Storia della scuola" di Saverio Santamaita. Il tema di fondo sono le cosiddette "emergenze educative", di cui il candidato dovrà parlare.

PARTE I

Il ruolo della scuola nella società contemporanea è spesso sottovalutato, vedendo questa istituzione come una fase di passaggio obbligata e coatta, più che un'opportunità per costruire il proprio futuro e alimentare la propria cultura e conoscenza. Invece proprio la scuola, soprattutto quella pubblica, si fonda su un principio base della Costituzione italiana, che all'art. 34 recita "L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita", lasciando intendere come sia proprio lo Stato a voler investire sull'educazione della popolazione.

Istruzione e cultura, a volte viste come un surplus, qualcosa di utile ma non necessario, sono infatti la via più semplice per abbattere certe disuguaglianze nate dall'estrazione sociale, dalle diverse etnie e dal background sociale in cui il bambino e il ragazzo si trovano. Avere una cultura di base comune, stimolare il gusto per la conoscenza e far uscire i talenti di ciascuno, è infatti essenziale per avere una maggiore consapevolezza di chi si è e di cosa si vuole diventare.

Quando la Costituzione è nata, il livello di alfabetizzazione in Italia era ancora molto basso e il gap fra i ragazzi di ceto alto e quelli di ceto basso era incolmabile. I primi ricevevano un'educazione adeguata, potevano aspirare all'accesso di livelli di istruzione più alti e anche ricoprire cariche di una certa importanza.

Ai loro pari meno fortunati, non spettava alcun tipo di scelta. La loro vita era segnata da un'entrata in giovanissima età nel mondo del lavoro, senza prospettive particolari, sfruttando unicamente la forza fisica per poter portare qualche soldo a casa. In maniera meccanica, senza grandi aspirazioni.

La scuola per molti ha rappresentato un'apertura mentale importante, la capacità di aprire gli occhi e vedere che ci sono molte alternative per poter essere felici della propria esistenza. L'educazione di base obbligatoria ha strappato l'Italia del secondo dopoguerra da un probabile futuro di infelicità, dando alle persone qualcosa di unico, la possibilità di autodeterminarsi anche attraverso l'istruzione.

PARTE II

  1. Quali sono le caratteristiche e le differenze esistenti tra metodi competitivi e collaborativi? - Il metodo collaborativo rappresenta un metodo educativo in cui si stimola lo studente alla collaborazione con gli altri, attraverso la nascita di gruppi di studio, attività comunitarie e un tipo di educazione collettiva. Al contrario, il metodo competitivo identifica una modalità di istruzione più individuale, dove si cerca di stimolare proprio l'eccellenza individuale, anche a discapito degli altri.
  2. Esiste una relazione tra scuola e mobilità sociale? - Quando si parla di mobilità sociale, si fa riferimento ad uno spostamento di status all'interno della società, di uno o più individui. La scuola è uno strumento fondamentale per favorire la crescita personale e quindi l'ascesa all'interno della società, arrivando ad uno status migliore e più elevato. Quindi sì, la relazione fra scuola e mobilità sociale esiste e ha una valenza positiva.
  3. Che cosa si intende con l’espressione “dispersione scolastica”? - Il termine identifica l'abbandono pre tempore della scuola dell'obbligo o la frequenza non continuativa della stessa, da parte dei ragazzi. Il motivo di questo allontanamento è quasi sempre da cercare nel background famigliare dell'individuo, che molto spesso è portato a credere che l'istruzione scolastica non sia utile per il proprio futuro lavorativo, sulla base delle esperienze dei propri genitori.
  4. Come si è modificato il linguaggio con l’utilizzo del “social network”? - I social network sono uno degli strumenti più adoperati dai giovani, un mondo di cui ormai non si può fare a meno. Il linguaggio dei social è tuttavia ben diverso da quello classico a cui eravamo abituati prima del loro avvento. La comunicazione in questo caso è molto più veloce, ricca di abbreviazioni, talvolta anche molto scevra di contenuti testuali, a cui sopperiscono invece quelli multimediali, come video, foto e musica. I social network hanno anche fatto nascere il fenomeno hashtag, una sorta di linguaggio a sé stante, fatto di parole chiave che identificano all'istante un concetto. Non è infrequente che l'uso degli hashtag sia diventato anche parte dello slang comune parlato, inserendosi in maniera prepotente all'interno della comunicazione di tutti i giorni.

Approfondimenti

Fondamentali per chiunque studi pedagogia, i testi Lettera ad una professoressa, scritto dai ragazzi della scuola di Barbiani di Don Milani e Storia della scuola di Saverio Santamaita, sono due scritti per certi versi complementari su quello che la scuola è stata, è e dovrebbe essere.

Se infatti Santamaita traccia i momenti salienti che hanno portato l'istituzione a diventare quello che è (grazie ad un background vario, fatto di eventi e condizioni differenti), il libro Lettera a una professoressa si propone come un testo schietto e non tecnico, che però fornisce un'analisi chiara e suggerimenti importanti sulla scuola.

Il libro è del 1967 e resta attualissimo come contenuti. Si divide fondamentalmente in due parti, una prima in cui viene spiegato perché la scuola dell'obbligo non dovrebbe bocciare i suoi alunni e una seconda dove viene espresso il concetto che le scuole che fanno selezione annientano la cultura.

Saverio Santamaita si concentra invece in modo accademico sulla necessità di conoscere la storia della scuola, comprendere il suo passato per capire anche la società in cui si vive. In Italia, in particolare, l'istituzione scolastica ha risentito fortemente del contesto, che l'ha letteralmente forgiata.

Non si parla solo di riforme scolastiche, ma proprio di eventi pregnanti per la storia politica e per la società del momento, condizioni che hanno determinato "correzioni" e aggiustamenti non solo nella didattica, ma anche proprio del mondo di leggere e interpretare la scuola stessa.

Cos'è l'emergenza educativa

Quando Don Milani approdò a Barbiana, un piccolo paese nel Mugello, il sacerdote si trovò difronte ad una situazione drammatica. La realtà rurale arretrata, la grande povertà e la scarsa alfabetizzazione, rendevano infatti quel microcosmo avulso ed emarginato dalla città, non soltanto geograficamente.

Il prete capì con lungimiranza e attenzione che era dall'istruzione che bisognava partire, per fronteggiare quell'emergenza educativa di cui era diventato testimone. Pertanto fondò la Scuola di Barbiana, dove i ragazzi erano seguiti con i moderni sistemi pedagogici, di cui Don Milani stesso era fautore e seguace allo stesso tempo.

Oggi le nuove emergenze educative vengono dalle periferie del mondo, ma anche dalla tendenza all'emarginazione e alla selezione delle nostre scuole occidentali. In un periodo storico in cui lo straniero non è visto di buon occhio, ma viene anzi spesso ostracizzato, la fruizione della cultura diventa per lui e la sua famiglia un problema.

In Lettera a una professoressa, parlando dei ragazzi difficili, con background culturali inadeguati e carenti, si legge "Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola". Un chiaro segnale della reale funzione di questa istituzione, ossia l'educazione a 360 gradi e senza scremature per chi ha diritto all'accesso.

Quella che dovrebbe essere una risorsa aperta a tutti, rischia invece di diventare un lusso per pochi. La scuola rappresenta la cultura, rappresenta la conoscenza, un modo per elevare anche lo spirito se vogliamo. Il testo della Scuola di Barbiana nasce negli anni 60, quando le realtà urbane più piccole ed emarginate ancora vedevano l'istruzione "teorica" come non necessaria per campare.

Il Gianni di cui parla una parte del libro ha smesso di andare a scuola e "segue le mode come un burattino". Agisce meccanicamente nella sua routine fatta di lavoro in officina a spazzare, sabato a ballare. Non sente l'esigenza di andare in chiesa o di frequentare le sezioni di un qualsivoglia partito. Gianni vive quindi in un mondo chiuso, dove pensiero e dialettica non sono utili, al contrario delle braccia e del denaro.

Emergenza educativa, precisamente. Quella che risuona come pericolosamente attuale, in un contesto contemporaneo in cui si sta assistendo, anche oggi nelle grandi città, ad un impoverimento di pensieri e contenuti. Ma la scuola in tutto questo dov'è? Continua ancora a scremare, senza guardarsi indietro.

Maturità 2019, Liceo delle Scienze Umane: tracce e soluzioni indirizzo economico-sociale

PARTE I

Condivisione e sostenibilità sono concetti sempre più utilizzati nel mondo moderno, ufficialmente più attento alla cooperazione, all'integrazione, ma anche alle conseguenze che un regime di produzione irrispettoso della natura e delle persone può portare. Eppure, nonostante questa maggiore sensibilità al tema, come sottolineato da Serge Latouche, a livello di vertici non si assiste ancora ad un cambio di rotta.

Siamo ancora in un regime di iper-produzione, indipendentemente dalla forma di governo che si trova al potere in un dato periodo, quindi anche di sfruttamento delle risorse e sì, anche della manodopera umana. Ovviamente è l'autore stesso a definire "utopica" una condizione di decrescita indotta, quella che potrebbe essere la soluzione più veloce (ma non indolore) al problema.

Tuttavia, Latouche stimola alla riflessione e alla ricerca di nuove soluzioni per ottenere lo stesso risultato, magari anche in tempi più dilatati, ma comunque in modo da creare condizioni più etiche e sostenibili per l'uso delle risorse delle pianeta.

Parla invece di persone e di condivisione Vincenzo Comito, che analizza e in qualche modo boccia il concetto di sharing economy per il significato che ha assunto ai giorni nostri. Se il termine in un primo momento identificava gli obiettivi più puri di solidarietà e collaborazione, col tempo si è trasformato in una mera forma di new economy, epurandosi dei suoi alti ideali.

Quello che è rimasto intatto è l'aspetto della connessione fra le persone per l'ottenimento di una prestazione, un bene o un servizio, attraverso l'uso di piattaforme digitali. Di sharing economy in grado di superare le barriere per unire e sì, anche abbattere certe diversità proprio attraverso la condivisione, non vi è praticamente più memoria.

PARTE II

  1. Quali sono le potenzialità ed i limiti presenti nelle forme di welfare? - Quando si parla di Welfare State si fa riferimento letteralmente ad uno Stato del benessere, precisamente una nazione dove le disuguaglianze vengono appianate per garantire alle persone una vita decorosa e dignitosa. Il servizio pubblico è ovviamente la spesa maggiore dello Stato sociale o assistenziale, in modo da offrire in modo completamente gratuito o quasi, servizi quali assistenza sanitaria, pubblica istruzione, previdenza sociale, sussidi e indennizzi in tutela di determinate condizioni (es. maternità e disoccupazione), accesso alla cultura e difesa dell'ambiente. Gli stati sociali non sono però tutti uguali e la fruizione dei suoi diritti può dipendere dal tipo di regime in atto, andando dal regime social-democratico (diritti acquisiti già per la cittadinanza) al liberale, dove è necessario dimostrare uno stato di effettivo bisogno per poterne godere. I limiti in questo caso derivano dalla possibilità che non tutti gli aventi diritto siano nelle condizioni di ricevere questi benefici (es. non sanno come richiederli, non hanno idea della loro esistenza), rendendo quindi fallace il sistema. Nel caso del welfare in regime social-democratico il problema è opposto, in quanto si rischiano di allocare le risorse in modo inadeguato, arrivando in certi casi anche allo spreco di queste ultime.
  2. Quale è l’importanza del Terzo Settore nello sviluppo del territorio? - Il termine terzo settore è relativamente recente come adozione e identifica quelle realtà sul territorio che non sono né lo Stato né il mercato. Fanno parte di questo gruppo le associazioni di volontariato e le ONLUS in generale, che spesso vanno a coprire determinate mancanze proprio a livello statale. Le associazioni vanno infatti spesso a nascere e a ramificarsi dove lo Stato è carente, fornendo servizi utili proprio in risposta alle necessità del territorio.
  3. Come è possibile valorizzare il territorio pur nel contesto dell’economia globale? - Nel mondo globale si è un po' persa di vista la realtà del territorio, puntando all'abbattimento di certi tipi di confini, anche grazie ai più potenti mezzi di comunicazione e valorizzando meno le realtà della propria terra. In realtà proprio la grande vetrina offerta dal mondo globale, può aiutare anche l'economia di un territorio a decollare. Si pensi ad internet, ai social network e alla comunicazione di massa come dei grandi ripetitori per far conoscere una realtà locale, dove vengono offerti servizi particolari o prodotti tipici, al mondo intero. Anche nel contesto dell'economia globale, se si hanno gli strumenti giusti e si sa come usarli, si può quindi valorizzare il piccolo, facendolo conoscere a milioni di persone sparse nel globo.

  4. Quali possono essere gli strumenti di politica economica per la riduzione delle disuguaglianze? - A livello diretto lo Stato può senza dubbio puntare sulla spesa pubblica per la riduzione delle disuguaglianze, incentivando proprio i vari settori, come la sanità, la scuola e in generale la cultura, attraverso investimenti che permettano anche alle persone meno fortunate di poter fruire di servizi.

Foto | Pixabay

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