Maturità 2019 prima prova: Corrado Stajano sull'eredità del Novecento, traccia svolta

Fra le tracce della tipologia B del tema di italiano della Maturità 2019 c'è anche Corrado Stajano, con un brano tratto da La cultura italiana del Novecento, una riflessione sul 900 italiano

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Una delle tracce della prima prova della Maturità 2019, dedicata alla tipologia B, tema storico-politico, è ispirata da "La cultura italiana del Novecento" di Corrado Stajano, giornalista e scrittore. Il testo apre uno spaccato sulla storia del Novecento italiano e sui suoi protagonisti.

Maturità 2019 prima prova: Corrado Stajano sull'eredità del Novecento, traccia svolta


  1. Riassumi i contenuti essenziali del testo, mettendone in evidenza gli snodi argomentativi. - Corrado Stajano, giornalista e scrittore a noi contemporaneo, analizza i tratti salienti del Novecento europeo e italiano, prendendo in esame una serie di eventi storici che hanno portato alla costruzione della società attuale. La scuola di Chartres diceva che "noi siamo nani sulle spalle dei giganti" e sembra proprio che questo non valga solo per le scoperte scientifiche, ma anche e soprattutto per il modo di leggere il passato e usarlo, o talvolta subirlo, per la gestione del presente e/o la programmazione del futuro. Già il futuro. Quello che spesso viene immaginato in un certo modo, pronosticato con precisione e con dovizia di particolari, ma che poi di fatto disattende certe visioni. Un po' come quella del villaggio globale di Marshall McLuhan del 1962, che forse aveva interpretato il futuro in modo un po' troppo ottimistico, intercettando il germe della globalizzazione, dell'abbattimento dei limiti geografici grazie ai mezzi di comunicazione sempre più veloci ed efficienti, di un'informazione libera e fruibile da tutti, in qualunque parte del mondo, epurandolo dai "side effects" invece verificatisi. I confini sono stati sì abbattuti, ma Est e Ovest del mondo hanno anche visto crescere le disparità o, come direbbe Peter Collier "nel mondo esiste l'ultimo miliardo di poveri ed emarginati che vive nel 21° secolo, ma è come se fosse fermo al 1300". Non solo, perché le periferie del mondo sono una realtà in grande che si riflette anche nelle zone povere delle grandi metropoli, dove lo scarto fra i secoli, seppur ridotto, ammonta a pochi chilometri in un senso o nell'altro. Il mondo, secondo Stajano, è ciclicamente coinvolto in una sua distruzione e rinascita, che tuttavia non dà i risultati sperati. Così dopo la fine delle due guerre mondiali e così anche dopo la caduta del muro di Berlino, che hanno disgregato il pesante ordine precedente, ma hanno trovato in risposta persone spaesate e confuse nel processo di ricostruzione. La fine drastica di problemi ha portato alla nascita di altri, di nuove paure, di nuove sfide, condizioni per cui ci si è sempre adattati ad agire, com'è nell'animo umano, ma forse senza capire davvero la direzione più giusta da intraprendere.

  2. A che cosa si riferisce l'autore quando scrive: "Passando in pochi decenni dalla campana della chiesa che ha segnato il tempo per secoli alla sirena della fabbrica"? - L'autore mette in evidenza due situazioni salienti, che rappresentano il passaggio dal mondo prettamente rurale, dove la campana della chiesa scandiva i ritmi della giornata e dove il lavoro era di tipo contadino, ad una situazione nuova, cittadina, legata al regime dell'industria. La sirena della fabbrica, segnale della modernità e dello sviluppo del secondario, quindi della manifattura, diventa la nuova campana che divide le ore del giorno delle persone.

  3. Perché l'autore, che scrive nel 1996, dice che: "adesso siamo nell'era del post"? - Corrado Stajano fa parte di quella schiera di storici che utilizza la caduta del muro di Berlino come spartiacque della storia. Prima del 1989, anno della riapertura delle frontiere, il mondo ha vissuto i veri stravolgimenti del Novecento, quelli che hanno buttato a terra sia fisicamente sia idealmente, regimi, città e persone. Il post caduta è un nuovo mondo, ma anche un nuovo modo di guardare alla società, alla politica e alla cultura, ma anche una maniera del tutto inattesa di reagire alla fine di un'era.

  4. In che senso l'autore definisce "stravagante smarrimento" uno dei sentimenti che "ha preso gli uomini" dopo la caduta del muro di Berlino? - Come detto, la caduta del muro di Berlino che divideva la Germania in due, ha rappresentato uno spartiacque importante per il mondo intero, creando però degli scossoni non indifferenti. La reazione più attesa all'indomani dell'avvenimento, secondo l'autore, sarebbe dovuta essere di gioia e stimolo a ricostruire, a conoscere quello che i confini di prima non permettevano di vedere, invece il sentimento collettivo è stato più di agonia e confusione, di consapevolezza di non sapere come muoversi dopo i famosi "equilibri del terrore" di cui Stajano parla. Tanto orribili quanto, per molti versi, sicuri e protettivi.

L'analisi di Corrado Stajano del Novecento, mette in nuce un problema particolare, l'eredità lasciata dagli eventi più caldi del XX secolo ai posteri. Sebbene l'autore argomenti benissimo le sue posizioni, la sua visione del mondo può risultare per certi versi un po' passiva, come se il destino di uomini e donne del globo sia di rassegnazione a non saper operare.

La caduta del muro di Berlino è stata certamente l'ultimo grande avvenimento della storia del Novecento più degno di nota, quello ossia in grado di avere ripercussioni su scala globale. Eppure la gestione del "post" probabilmente è meno immobilista, nel bene e nel male, di quanto non possa apparire.

La fine del "sezionamento" della capitale tedesca ha rappresentato anche la fine ufficiale della Guerra Fredda, dando una spinta per un nuovo ordine mondiale. La globalizzazione, con i suoi lati negativi, ma anche tanti aspetti positivi, è passata anche da lì, dal crollo di una contrapposizione che di fatto divideva il mondo.

Se proprio la volessimo dire tutta, senza tenerci ceci bollenti in bocca, Corrado Stajano ha perfettamente ragione su un punto, quello che la distruzione di un nemico/ostacolo globale, ha portato anche alla creazione di nuovi conflitti a livello locale. Vediamo, ad esempio, le guerre balcaniche degli anni 90.

A ben guardare l'eredità del Novecento l'abbiamo accolta a piene mani, restiamo bellicosi. Forse per questo anche un po' stupidi. Mettiamo il forse, per non offenderci proprio apertamente.

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