Maturità 2017, prima prova: Giorgio Caproni, analisi del testo

Giorgio Caproni è l'autore scelto per l'analisi del testo della prima prova di Maturità 2017.

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La prima prova della Maturità 2017, per quello che riguarda l'analisi del testo, si basa su una bellissima poesia sul rapporto tra uomo e natura scritta dal poeta italiano Giorgio Caproni. Ecco traccia e svolgimento della prova!

Traccia della prima prova della Maturità 2017, analisi del testo di Giorgio Caproni

Giorgio Caproni, Versicoli quasi ecologici, in Res amissa.
Tratto da L'opera in versi, a cura di Luca Zuliani, Mondadori - I Meridiani, Milano 1998

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

Giorgio Caproni nacque a Livorno nel 1912. A dieci anni si trasferì con la famiglia a Genova, che considerò sempre la sua vera città e dove visse fino al 1938. Dopo studi musicali e due anni di università, a partire dal 1935 si dedicò alla professione di maestro elementare. Nel 1939 fu chiamato alle armi e combattè sul fronte occidentale. Dopo la guerra si stabilì definitivamente a Roma, dove proseguì l'attività di insegnante, dedicandosi contemporaneamente, oltre che alla poesia, anche alla traduzione, soprattutto di opere francesi. La raccolta di versi Res amissa, di cui fa parte la poesia proposta, fu pubblicata nel 1991, un anno dopo la morte dell'autore.

1. Comprensione del testo
Dopo una prima lettura, riassumi il contenuto informativo della lirica.

2. Analisi del testo
2.1 Il componimento fa parte di una raccolta di versi dal titolo latino Res Amissa ("Cosa perduta"). In che modo il contenuto della poesia proposta può essere collegato con il titolo della raccolta?

2.2 La poesia è composta da un'unica strofa, ma può essere idealmente divisa in due parti. Quali? Qual è la funzione di ciascuna delle due parti?

2.3 Individua nella lirica i verbi che rappresentano le azioni dell'uomo nei confronti della natura, che il poeta vuole contrastare. Quale atteggiamento e quale considerazione della natura da parte dell'uomo emergono da queste azioni.

2.4 Il poeta fa riferimento a una motivazione che spinge l'uomo ad agire contro la natura: quale?

2.5 Dalla lirica emerge un atteggiamento critico del poeta verso la società moderna, che spesso premia chi compie delle azioni irrispettose verso la natura. In quali versi, in particolare, è evidente questa critica?

2.6 L'uomo ha bisogno della natura per sopravvivere, ma la natura non ha bisogno dell'uomo: individua nella lirica i punti in cui emerge questa convinzione.

2.7 Nell'ultima parte della poesia, come viene definito il mondo deturpato dall'uomo? Qual è il sentimento di "chi resta"?

2.8 Soffermati sulle scelte stilistiche dell'autore. I versi sono tutti della stessa misura? Riconosci qualche enjambement? Segnala le vere e proprie rime e le assonanze e consonanze.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti
Al centro della lirica vi è il tema del rapporto fra uomo e natura. Sulla base dell'analisi condotta, proponi un'interpretazione complessiva della poesia, facendo riferimento anche ad altri testi letterali in cui è presente questo tema. Puoi arricchire l'interpretazione della poesia con tue considerazioni personali.

Svolgimento della prima prova della Maturità 2017, analisi del testo di Giorgio Caproni

1. Comprensione del testo

La poesia di Giorgio Caproni è un vero e proprio inno al rispetto della natura: l'autore si scaglia contro chi sfrutta, deturpa, danneggia la flora e la fauna del nostro pianeta, che ci ospita e che non ha di sicuro bisogno di noi per sopravvivere, mentre noi abbiamo bisogno della natura anche solo per respirare.

2. Analisi del testo
2.1 Il titolo della raccolta "Cosa perduta" può essere ricondotto al contenuto della poesia facendo riferimento al rapporto che l'uomo ha oggi con la natura, che non è più lo stesso di quello di una volta: abbiamo perso il contatto con la madre terra, abbiamo perso la consapevolezza che questo pianeta ci ospita e che noi gli dobbiamo molto, abbiamo perso la lume della ragione, sfruttando a nostro piacimento le risorse della terra che non sono infinite.

2.2 PRIMA STROFA
Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro.
SECONDA STROFA
L’amore finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

La poesia potrebbe essere divisa in due strofe, la prima che parla di tutti quei comportamenti adottati dall'uomo che fanno male alla natura, la seconda che ci spiega come potrebbero cambiare le cose se l'uomo avesse un po' più di attenzione per il pianeta.

2.3 I verbi che ricollegano i comportamenti dell'uomo verso la natura sono uccidere, soffocare, fulminare (uccidere con un colpo rapido e improvviso). Sono tutti verbi che indicano azioni negative, volte allo sfruttamento crudele e senza ritegno delle risorse naturali da parte dell'uomo che ha dimenticato quanto in realtà debba alla Madre Terra.

2.4 Il motivo che spinge l'uomo ad agire contro la natura è il "profitto vile", come sottolineato dallo stesso poeta.

2.5 La critica del poeta verso la società moderna che premia chi non si comporta bene con la natura è chiaro ed evidente nel verso "E chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere del lavoro".

2.6 L'uomo ha bisogno della natura per sopravvivere, ma la natura potrebbe decisamente farne a meno e lo si comprende nella chiosa finale della poesia: "Come potrebbe tornare a esser bella, scomparso l'uomo, la terra".

2.7 Il mondo deturpato dall'uomo viene definito dal poeta come un "paese guasto". Il sentimento di chi resta è quello della rassegnazione, della consapevolezza che ormai il danno fatto è troppo grande per poter essere riparato.

2.8 I versi della poesia non sono tutti della stessa misura.

Gli enjambent li possiamo trovare in questi versi: "L’amore finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto".

Le rime che rinveniamo sono: vento-lamento, lamantino-pino, foresta-resta, vasto-guasto.

Consonanze e assonanze: fatto-profitto, lamento-canto.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti

Il rapporto tra uomo e natura non è facile. Da un lato ci sono le risorse della terra, dall'altro ci sono gli uomini avidi e cocciuti che non si rendono conto di quanto non siano infinite. Da un lato abbiamo la magnificenza della natura, dove tutto è perfetto e vive in armonia, dall'altro abbiamo l'uomo che scombina i piani ancestrali di Madre Terra approfittandone e sfruttandola senza pensare alle tragiche conseguenze che questo comportamento potrebbe avere.

L'uomo e la natura sono due facce della stessa medaglia, sono inseparabili, ma al tempo stesso la convivenza è resa difficile proprio dai comportamenti dell'essere umano, comportamenti vili che vanno a deturpare la bellezza della natura (che troviamo anche narrata perfettamente nel Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi). Armonia che è stata narrata anche da grandi filosofi, come Euclide nel libro Elementi, così come da autori, pensatori e filosofi contemporanei, come Piera Ruocco nel libro Il rapporto uomo-natura dall'umanesimo ai giorni nostri o nel libro di Duccio Demetrio, Green Autobiography, dove si esplora un approccio più green della nostra vita.

Riscoprire l'amore per la terra, il rispetto per la natura e per le sue risorse, sono passi fondamentali affinché l'uomo ritorni in armonia con la terra!

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