Il Salone del Libro raddoppia: nasce Mi-To?

Trovata un’intesa di massima fra amministrazioni locali, ministeri, editori e organizzatori

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Nasce il Mi-To del Libro o almeno così dicono. Dopo un’estate di separazioni drammatiche, psicodrammi, battibecchi, dopo settimane di ipotesi al limite del surreale, come quella di organizzare i due saloni nelle stesse date a 130 chilometri di distanza, dopo le uscite degli editori dall’Aie, si è giunti quest’oggi a un’intesa di massima per un unico grande evento dedicato al libro da svolgersi nelle due città e nelle stesse date, ma con una differenziazione tematica.

Noi nel titolo ci teniamo il beneficio del dubbio, un doveroso punto interrogativo per questo “Bookenstein” che vuole evocare, fin dal nome, il precedente virtuoso di Settembre Musica, altra manifestazione ideata a Torino e poi trasformata in un appuntamento musicale polarizzato nelle due grandi metropoli del Nord Ovest.

Noi di Booksblog ci teniamo un margine di perplessità di fronte a quello che accadrà nei prossimi otto mesi, vale a dire da oggi all’inaugurazione dell’evento fieristico del Lingotto e di Rho.

Perché siamo perplessi? Semplice: perché l’Aie lo scorso inverno è uscita dal direttivo del Salone del Libro di Torino dopo che il Mibact e le banche hanno guadagnato una posizione dominante all’interno della Fondazione per il libro, la musica e la cultura e oggi ha raggiunto un’intesa per lavorare con gli stessi soggetti dai quali si è allontanata sette mesi fa e con i quali ha battibeccato per tutta l’estate.

Il Salone del Libro non è Settembre Musica. Non si possono trattare due eventi espositivi come se fossero un programma di concerti. Anche se il ministro promette agevolazioni a chi viaggerà da un appuntamento all’altro, in quei 130 km che separano la stazione del Lingotto e quella di Rho Fiera ci sarà la dispersione entropica delle energie e delle risorse di un mondo che – in un periodo di grave crisi – avrebbe bisogno di coesione e di ottimizzare gli sforzi.


“Milano, Torino, editori e ministeri insieme per un unico evento internazionale sul libro. 8 giorni di lavoro e poi la decisione definitiva” ha tweettato soddisfatto il ministro Dario Franceschini che ha poi aggiunto come sia stata trovata un’intesa per lavorare

“alla costruzione di un unico evento che metta insieme Milano e Torino nelle stesse date, che lavori su una differenziazione su ciò che farà Torino e ciò che farà Milano e che punti ad avere un’unica governance”.

All’incontro tenutosi questo pomeriggio al Mibact erano presenti, oltre a Franceschini, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino Chiara Appendino, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente dell'Associazione editori Federico Motta e il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. La politica, insomma, ha alzato la voce e all’Aie non è restato che adeguarsi.

Anche perché al “matrimonio” combinato Federico Motta ci è andato con la dote di un’Aie che nelle ultime settimane ha perso parecchi pezzi per strada: a fine luglio c’era stato lo strappo di undici editori, la scorsa settimana la costituzione, da parte di sessanta editori in dissenso, dell’associazione Amici del Salone.

Ci teniamo il punto interrogativo su Mi-To perché questo “Bookenstein” non nasce certo sotto i migliori auspici: da una parte ci sono i torinesi che vivono nell’ansia perenne che gli si scippi un evento che da trent’anni è il fiore all’occhiello della cultura cittadina, dall’altra parte ci sono gli editori che pensavano a Milano come a un’oasi di autonomia lontana dagli opachi equilibri economico-bancari del capoluogo piemontese e ora si trovano a fare i conti con un’armata di ammutinati.

In mezzo, a tenere uniti i timori di una parte e le frustrazioni dell’altra, c’è la politica, quella del Governo Renzi che gonfia i propri numeri con iniziative come le giornate gratuite ai musei o come i Cinema2Day a due euro. Non è strategia, è tattica. Non è pianificazione, è propaganda.

Franceschini promette che il lavoro per arrivare al modello Mi-To sarà approfondito. Martedì prossimo ci sarà un nuovo incontro che dovrà sciogliere due nodi: quello della differenziazione delle attività dei due siti fieristici e quello della messa a punto giuridica dei soggetti preesistenti. Otto giorni ancora, insomma, per capire se il punto interrogativo potrà srotolarsi in un esclamativo. Incrociamo le dita.

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