Festivaletteratura, Alan Pauls: “La mia letteratura è nata dalla menzogna”

Lo scrittore sudamericano ospite di Festivaletteratura dove ha presentato Il Fattore Borges

Alan Pauls è uno dei più importanti scrittori sudamericani viventi. Argentino, classe 1959, ha all’attivo libri come Il passato (Feltrinelli, 2007), Storia del pianto (Fazi, 2009), Storia dei capelli (Sur, 2012), Storia del denaro (Sur, 2013) e il più recente Il Fattore Borges uscito a maggio, sempre per Sur.

Intervistato da Askanews al Festivaletteratura di Mantova, Pauls ha raccontato il punto di origine della sua voce di scrittore:

“Io credo di avere cominciato a scrivere per in qualche modo legalizzare la mia compulsione a dire bugie. Da bambino ero molto bugiardo e a un certo punto mi sono reso conto che una buona menzogna richiede sempre almeno due elementi, non si può mentire bene solo una volta, per lo meno devi farlo anche una seconda volta per sostenere la prima bugia. Allora mi sono reso conto che continuando su questa strada si arrivava vicino a scrivere letteratura”.

Come diceva saggiamente Pablo Picasso “l’arte è una menzogna che ci fa conoscere la verità”. Ecco, con le sue splendide menzogne narrative – un uomo ossessionato dal taglio dei capelli, una famiglia ossessionata dal denaro – Pauls riesce a parlare in termini universali:

“Quando scrivo continuo ad avere una forte sensazione di potere. Un potere che sta chiuso entro i limiti del linguaggio o di ciascun libro che scrivo. A me importa molto questa dimensione sensibile della letteratura, che non è una dimensione che esclude le idee, ma è una dimensione nella quale le idee si trasformano in sensazioni, impressioni, che mi possono avvicinare a lettori anche lontani e che non conosco”.

In riferimento a Il Fattore Borges, Pauls sottolinea come la menzogna dello scrittore non sia solamente quella che si racconta attraverso le pagine dei propri libri:

“Io credo che gli scrittori costruiscano il loro personaggio facendo un compromesso tra quello che inevitabilmente sono, quello che desidererebbero essere e il modo in cui amano presentarsi agli altri e ciò che il pubblico si aspetta da loro. C'è una zona grigia nella quale gli scrittori inventano se stessi come personaggi”.

Via | Askanews

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