Il rumore del tempo, Julian Barnes

LONDON - OCTOBER 18:  Julian Barnes poses after being announced as the winner of The Man Booker 2011 Prize at the Guildhall on October 18, 2011 in London, England. (Photo by Samir Hussein/Getty Images)


Il rapporto fra arte e totalitarismo è al centro de Il rumore del tempo, il romanzo dello scrittore inglese Julian Barnes uscito di recente per i tipi di Einaudi.

Protagonista di questo romanzo dai toni kafkiani che ha sedotto la critica anglosassone è Dmitrij Sostakovic, il musicista chee dopo avere riscosso successi in patria e in mezzo mondo diventa di colpo un “nemico del popolo” e del dittatore Stalin.

julian-barnes.jpg L’articolo con il quale, la mattina del 29 gennaio 1936, viene commentata l’esecuzione al Bol'soj della Lady Macbeth del distretto di Mcensk accusa Sostakovic di accarezzare “il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica”. Nella Russia di Stalin un articolo del genere equivale a farne un nemico del popolo, a stroncarne la carriera e a metterne in gioco la vita stessa.

Per Sostakovich, dunque, iniziano una serie di colloqui con il potere. La sua lotta diventa un perpetuo oscillare fra codardia ed eroismo, la constatazione che

“essere un vigliacco non è facile. Molto più facile essere un eroe. A un eroe basta mostrarsi coraggioso per un istante: quando estrae la pistola, quando lancia la bomba, attiva il detonatore, fa fuori il tiranno e poi se stesso. Essere un vigliacco significa invece imbarcarsi in un'impresa che dura una vita. Richiede costanza, fermezza, impegno a non cambiare, il che si risolve in una certa qual forma di coraggio”.

È con questo coraggio che Sostakovich lotta con la speranza che la sua opera riesca a resistere al rumore del tempo.

Via | Einaudi

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