L’uomo del futuro, Eraldo Affinati

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Sono passati quasi cinquant’anni dalla scomparsa di don Lorenzo Milani, il prete degli ultimi, ed Eraldo Affinati, con il romanzo L'uomo del futuro ha raccolto la sfida di ripercorrere le strade della sua avventura esistenziale: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, “penitenziario ecclesiastico”, in uno sperduto borgo dell’Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione.

Ma il racconto di Affinati non si arresta di fronte alla precoce morte di don Lorenzo Milani, avvenuta a soli 44 anni. Perché “l’uomo del futuro” ha lasciato un’eredità spirituale laddove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, ne perpetuano i rivoluzionari metodi pedagogici.

01-l-uomo-del-futuro.jpg E così il libro spazia dalla foresta del Gambia dove si fa lezione alla periferia di Berlino, dagli studenti disabili di Pechino a al Marocco rurale, dalla casa di Madre Teresa a Varanasi ai niños de rua di Città del Messico.

Sono Giorgio Ficara (“Nel don Milani storico e nei don Milani di oggi operosi nel mondo Affinati riconosce un’eccezionale coerenza e forza di antagonismo”) e Igiaba Scego (“Il libro di Affinati ha la capacità di guardare al futuro e di commuovere. Non è una commozione statica, ma uno sprone continuo all’azione”) ad avere presentato il libro che nella prima votazione di metà giugno ha ottenuto il secondo miglior bottino di voti della cinquina finalista del Premio Strega 2016 che verrà assegnato venerdì 8 luglio.

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