Fa la tesi di laurea sugli scontri No Tav: condannata studentessa

A child looks at a NO-TAV (the Italian acronym for high-speed trains) banners hanged on a wall in Chiomonte, in northwestern Italy's Susa valley, on March 30, 2008. More than two years after violent protests blocked construction of a new high-speed train line linking Lyon and Turin, protestors have found a new tactic to slow down the project. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Una studentessa dell’Università Ca’ Foscari di Venezia è stata dichiarata colpevole di “concorso morale” in alcuni dei vari reati contestati dalla Procura di Torino agli attivisti No Tav e condannata a due mesi di reclusione con la condizionale. La ragazza, impegnata a scrivere una tesi di laurea sul movimento, partecipò alla manifestazione del 2013 a Salbertrand che cominciò con un volantinaggio, per poi proseguire con il blocco dei camion e l’ingresso nel recinto della ditta Itinera che forniva materiali per il cantiere del Tav. In quella circostanza vi furono episodi di imbrattamento con le scritte inneggianti al movimento oppure contrarie alle opere del tunnel della Torino-Lione.

In seguito agli eventi di tre estati fa, la procura ha indagato una quindicina di minorenni e una trentina di maggiorenni, fra cui la studentessa e un’altra ricercatrice.

L’avvocato difensore Valentina Colletta aveva chiesto il rito abbreviato, sicura di una risoluzione rapida e positiva per la studentessa. Non è andata così. Dopo avere dimostrato, con la stesura della tesi, che la ragazza si era recata in Valsusa per raccogliere elementi e testimonianze per la propria ricerca antropologica, l’avvocato difensore si è visto ribattere dal pm Antonio Rinaudo come la ragazza abbia partecipato agli scontri. La prova? Nella tesi i fatti sono raccontati utilizzando la prima persona plurale.

A nulla è servito giustificare il “noi” come una scelta stilistica e un “espediente narrativo”: per l’accusa la prima persona plurale è diventata la prova regina del contributo della studentessa alla manifestazione No Tav.

A processo è andata anche una ricercatrice di sociologia all’Università di Calabria che è stata però assolta.

“L’uso del noi nella tesi rappresentava una scelta stilistica, quindi è assurdo che la ragazza sia stata condannata sulla base di questa osservazione. Anche perché i filmati dimostrano che entrambe le ricercatrici hanno sempre avuto un atteggiamento defilato rispetto alla manifestazione”,

ha detto l’avvocato Valentina Colletta.

Per la studentessa veneziana, il pm Rinaudo aveva chiesto una condanna a 9 mesi.

Via | La Nuova

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