"Ci scusiamo per il disagio", il reportage sull'odissea dei pendolari

Il libro inchiesta che riporta il disagio di milioni di pendolari sui treni italiani

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Quante volte vi è capitato di ascoltare questa voce metallica, registrata, che con tono indifferente vi annuncia l’inizio della vostra odissea, togliendosi da ogni responsabilità: “Ci scusiamo per il disagio”. Una frase che a qualcuno strappa un sorriso amaro, a qualcun altro un’imprecazione. Una messaggio che è anche il titolo di un libro, “Ci scusiamo per il disagio. Treni, pendolari e odissee tutte italiane”, il viaggio-reportage sui disservizi delle ferrovie italiane.

Un libro che è il frutto della testimonianza dei disagi di milioni di pendolari che da nord a sud, da Torino a Siracusa, ogni giorno prendono il treno per andare a lavoro o a scuola, spostandosi a volte per pochi chilometri in un viaggio che diventa interminabile, insopportabile, surreale a volte.

Carrozze gelide d’inverno e roventi d’estate, con pochi posti a sedere, con la pioggia che cade dal tetto; centinaia di passeggeri accalcati uno sull’altro, carrozze stracolme che sembrano carri bestiame. Il tutto accompagnato da un ormai fisiologico ritardo, di  qualche minuto se tutto va bene, altrimenti si parla di ore e la rassegnazione è d’obbligo, perché la rabbia non sa più dove incanalarsi. Anche perché non c’è posto.

Un’inchiesta curata da due giornalisti, Gerardo Adinolfi (la Repubblica) e Stefano Taglione (il Tirreno), dopo aver raccolto le storie dei viaggiatori di Regionali, Intercity e Alta velocità. 156 pagine di racconti selezionati da una pagina Facebook e un profilo Twitter in cui milioni di passeggeri hanno dato sfogo alle loro frustrazioni. E l’intervista esclusiva ad un capotreno aggredito e accoltellato dopo aver chiesto il biglietto a un passeggero.

“Ci scusiamo per il disagio per i milioni di pendolari, che ogni giorno viaggiano sui treni italiani, vuol dire soltanto l’ennesimo cartellino timbrato in ritardo al lavoro, o la consueta cena ormai fredda sul tavolo di casa. Il dover entrare a scuola alla seconda ora, sotto lo sguardo di rimprovero del dirigente scolastico”.  Un viaggio lungo e faticoso sui binari di un’Italia che arranca ad arrivare al capolinea.

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