Quelli che costruirono i Giochi di Torino 2006

I giornalisti Luca Rolandi e Loris Gherra rendono omaggio alle 23mila persone che hanno reso possibili i Giochi Invernali del 2006

Sestriere, ITALY:  A volunteer looks at the athletes' appartment buildings, in the Olympic Village 09 February 2006 at the 2006 Winter Olympics, in Sestriere. The German Delegation is placed in the right wing.  AFP PHOTO/DDP MICHAEL KAPPELER  (Photo credit should read MICHAEL KAPPELER/AFP/Getty Images)

Dieci anni fa, proprio in questi giorni, Torino ospitava i Giochi Olimpici Invernali, un evento che ha indubbiamente cambiato il volto del capoluogo piemontese, svecchiandolo e togliendogli l’aura grigia di città della Fiat. Loris Gherra e Luca Rolandi, due giornalisti che fra il 2001 e il 2003 lavorarono per il Toroc, il comitato organizzatore dell’evento, hanno deciso di dedicare un libro a Quelli che costruirono i Giochi.

“Il libro vuole rendere giustizia, mettendo in evidenza il capitale umano di Torino 2006, dimenticato e poco considerato dalla città e dalle valli nei dieci anni successivi. Lavoratori, volontari sono stati una luce positiva in un post-olimpico che ha evidenziato molte ombre: poco sport e impianti di montagna abbandonati”,

spiega Luca Rolandi.

Già perché se è vero che le Olimpiadi hanno cambiato Torino sia “fisicamente” che nella percezione dei turisti, l’eredità dei Giochi non è stata sicuramente positiva se guardiamo alla stabilità delle finanze locali e all’impatto ambientale di strutture costosissime, utilizzate per pochi giorni e poi abbandonate.

copertina-torino-2006-rolandi.jpg Come scrivono gli stessi autori, nella fase post olimpica “è mancata un’analisi – non solo economica, ma anche sociologica e politica – capace di restituire un senso a quell’esperienza”. Secondo le previsioni, i nuovi impianti avrebbero dovuto “rinnovare la passione per gli sport del ghiaccio, ampliare la partecipazione di base e far crescere le eccellenze”, ma le intenzioni degli anni pre-olimpici sono naufragate a causa della mancanza di risorse e di una crisi che ha travolto tanto il settore pubblico che quello privato.

L’altro grande capitale di cui è stato disperso il potenziale è stato quello umano, perché, come dicono Gherra e Rolandi, “è mancato un progetto: non tanto di ricollocazione, quanto di valorizzazione di quelle esperienze”. Ed è proprio la valorizzazione del capitale umano la questione centrale che ha spinto i due giornalisti a scrivere questo libro pubblicato da Effedì Edizioni.

Il libro è stato realizzato in collaborazione con gli studenti del Master in Giornalismo di Torino “Giorgio Bocca” che hanno raccolto 27 storie rappresentative di un grande lavoro collettivo e ha voluto riconoscere l’impegno dei 2.700 dipendenti e collaboratori del TOROC, dei 97 dipendenti dell'Agenzia Torino 2006 e degli oltre 20mila volontari senza i quali questo evento di portata globale non avrebbe potuto svolgersi. Una parte consistente del volume, infatti, è dedicata ai nomi delle 23mila persone che hanno dato il loro contributo per la buona riuscita dell’evento olimpico.

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