I libri Distillati: una riflessione

I Distillati sono stati lanciati negli scorsi giorni con i primi due titoli di Stieg Larsson e Margaret Mazzantini. A chi giovano?

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Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson, Venuto al mondo di Margaret Mazzantini a dicembre, Il dio del fiume di Wilbur Smith e La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano a gennaio, Le parole che non ti ho detto di Nicholas Sparks e Il socio di John Grisham a febbraio sono i primi sei libri Distillati, editi da Centauria e in vendita delle edicole. Sono alcuni fra i bestseller più venduti nell’ultimo decennio e sono, appunto, distillati. Tanto per fare un esempio il noir nordico di Larsson passa da 600 a 240 pagine e il romanzo della Mazzantini viene accorciato da 400 a 200 pagine.

Giulio Lattanzi ha spiegato a Ida Bozzi del Corriere della Sera quale sia il pubblico di riferimento: quello che legge meno o che non legge più perché non ha tempo.

Grazie ai Distillati, oggi possiamo goderci questi capolavori tutti d’un fiato, nel tempo di un film o di un noioso viaggio in treno. Ma cos’è esattamente un Distillato? Un Distillato è un grande best seller del nostro tempo riproposto in un’edizione “concentrata” in meno della metà delle pagine dell’originale. Un riassunto? Un’edizione semplificata? Niente affatto, ed è questo il segreto dei Distillati. Abbiamo tenuto inalterata l’atmosfera, le emozioni, la suspense e lo stile dell’autore: in questo modo a voi rimane solo il piacere di una storia senza tempo, goduta istantaneamente,

si legge sul sito che promuove l’iniziativa.

Chi ama la letteratura non può non rimanere perplesso di fronte a un’iniziativa editoriale di questo genere: per diversi motivi.

Innanzitutto perché chi trova l’alibi di non avere il tempo per leggere potrebbe farlo ugualmente scegliendo romanzi più brevi. Se è vero che L’uomo senza qualità di Musil, i grandi romanzi russi o il ciclo proustiano della Recherche spaventano anche i lettori più accaniti, è anche vero che ci sono capolavori assoluti della letteratura che si leggono in un paio d’ore o poco più. Pensiamo a Le notti bianche di Fedor Dostoyevsky, La metamorfosi di Franz Kafka, Il naso di Nikolaj Gogol, Bartleby lo scrivano di Herman Melville, La caduta di Albert Camus. Insomma i libri da leggere in poche ore ci sono e hanno – con tutto il rispetto per gli autori da bestseller pubblicati nei Distillati – una valenza letteraria che non ha nulla da invidiare ai tomi che superano le 300 o le 400 pagine.

Un grande libro, insomma, non si misura dallo spessore delle pagine, ma dalla densità di emozioni che quelle pagine riescono ad evocare. Se la questione è la carenza di tempo a disposizione – per molti lettori deboli una scusa bella e buona – non è certo un libro distillato a migliorare la situazione, anzi.

Premesso che su ogni bestseller che si rispetti è verosimile l’intervento degli editor, un libro distillato non può che essere un tradimento dell’autorialità a beneficio delle esigenze di mercato. Non stiamo parlando dei Bignami o dei manabili, quei favolosi e inimitabili concentrati di sapienza scolastica sui quali prepararsi alle interrogazioni e agli esami o con i quali effettuare delle veloci verifiche lontani dagli sguardi professorali. Non stiamo parlando di microlibri di consultazione, ma di romanzi mutilati, dimezzati e snaturati.

Stiamo parlando di qualcos’altro rispetto a ciò che era stato concepito dalla fantasia dell’autore. Non parliamo degli interventi di aggiustamento di un editor, parliamo di opere dimezzate. Per parlarci chiaro: un libro, un grande libro, è fatto di atmosfera, di dettagli, di divagazioni, di parti in cui la tensione narrativa respira, per poi addensarsi nei momenti topici. Pensare, per esempio, che un libro di Carlo Emilio Gadda, nel quale le divagazioni sono fuochi d’artificio verbali tanto luminosi quanto i nodi del plot, possa essere mutilato di una sola frase mi fa pensare a che cosa diventerebbero i film di Sergio Leone senza le musiche di Ennio Morricone o Gimme Shelter dei Rolling Stone senza il controcanto di Merry Clayton.

Di fronte a un’iniziativa del genere, quindi, i casi sono due: se l’integrità dei romanzi scelti per essere distillati permane anche dopo le mutilazioni significa che quei romanzi sono privi di quelle qualità - che potremmo chiamare accessorie - che rendono un’opera letteraria degna di questo nome. Se, invece, i tagli del post-editing attaccano con evidenza i bestseller snaturandoli, l’errore è tutto da attribuire all’idea un po’ balzana di chi è pronto a operare su di un romanzo come su di un quarto di bue. In un caso o nell’altro a chi giova questa macelleria culturale?

I libri distillati ci sono già, si chiamano romanzi brevi o racconti lunghi, li si trova fra le nuove uscite come nei remainder, nelle librerie di catena come dai bouquiniste. Per favore, le mezze porzioni lasciamole a ristoranti e gastronomie, la letteratura è un’altra cosa.

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