Contro le elezioni, il libro che spiega perché non servono più

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In Italia ci siamo abituati visto che siamo al terzo premier consecutivo non partorito dalle urne, ma dalle trattative del Palazzo, ma nel resto del mondo non è che le elezioni politiche godano di buona salute come dimostrano gli esempi recenti di Grecia e Portogallo.

La soluzione? Molto semplice: eliminarle e sostituirle con un sorteggio, tanto i risultati sarebbero gli stessi. Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico del giornalista David Van Reybrouck, uscito per Feltrinelli all’inizio di settembre, prende in esame la crisi europea, il declino dei partiti classici e le recrudescenze del populismo in quasi tutti Paesi dell’Unione. Che cosa fare quindi in mezzo a questo caos? Abolire le elezioni e dare vita a un sorteggio al quale parteciperanno tutti coloro che dovranno entrare in Parlamento. Secondo Van Reybrouck ai vecchi modelli di governance della democrazia partecipativa ne andrebbero sostituiti dei nuovi.

All’inizio del 2014, quando il libro uscì nei Paesi francofoni, Van Reybrouck dichiarò al Corriere il valore provocatorio del suo saggio, prendendo le distanze dall’accusa di essere un sostenitore delle dittature:

No non lo sono affatto, ovviamente, anzi mi considero un fervente democratico. Ma siamo tutti diventati dei fondamentalisti delle elezioni e abbiamo perso di vista la democrazia. L’abbiamo visto anche con le primavere arabe: la rivolta dell’Egitto ha portato con sé elezioni, ma non una democrazia accettabile.

Nella stessa intervista Van Reybrouck ricordava come la democrazia sia vecchia di 3000 anni e le elezioni di 250. In realtà,

le elezioni sono state inventate, dopo le rivoluzioni americana e francese, non certo per fare avanzare la democrazia, ma semmai per arrestare e controllare i suoi progressi. Il voto ha permesso di sostituire a un’aristocrazia ereditaria una nuova aristocrazia elettiva.

Non è forse un’aristocrazia elettiva quella che vede in corsa per la Casa Bianca la moglie di un ex presidente e il figlio e fratello di due ex presidenti?

Van Reybrouck non si limita soltanto a parlare e scrivere di politica, ma da qualche anno si è messo in gioco e il suo libro è nato proprio grazie all’esperienza del movimento G1000 che ha contribuito a fondare in Belgio unendo i fiamminghi e i valloni convinti di poter trovare insieme una soluzione per migliorare la democrazia del loro Paese.

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