"Dictators' dinners", le ossessioni alimentari dei tiranni

Le manie e le ossessioni alimentari dei dittatori in un libro

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"L'uomo è ciò che mangia", diceva il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. Sarebbe quindi bastato trascorrere un pranzo o una cena con Hitler, con Mussolini, con Saddam Hussein o con Kim Il-Sung per comprendere alcuni "lati oscuri" della loro personalità.

A rivelarci le ossessioni alimentari dei tiranni c'è un libro - attualmente solo in inglese - dal titolo "Dictators’ Dinners: A Bad Taste Guide to Entertaining Tyrants", delle britanniche Victoria Clark e Melissa Scott. Le due autrici hanno raccolto in un piccolo volume il rapporto dei più grandi dittatori con il cibo e i relativi disturbi legati alla digestione, come la stitichezza di Mussolini oppure la flatulenza di Hitler.

Ciò che emerge nel libro, ad esempio,  è l'ossessione comune per la purezza di ciò che finiva nei piatti di questi tiranni. Kim Il-sung, dittatore nordcoreano, mangiava soltanto  riso i cui chicchi erano stati selezionati uno per uno. A 65 anni, poi,  ha creato un istituto di ricerca incaricato di escogitare modi per prolungargli la vita, analizzando le proprietà benefiche di oltre 1.750 erbe, catalogate nei libri di medicina orientale.

Adolf Hitler, invece soffriva di flatulenza cronica che lo portò ad assumere oltre 30 medicinali - tra cui un estratto di feci di contadini bulgari - e a diventare vegetariano. Benito Mussolini soffriva invece di stitichezza, a causa di un'alimentazione sregolata, a differenza di Mao Tse-tung e Gheddafi, colpiti per tuttala vita da profondi movimenti intestinali.

Non solo: il leader del partito comunista romeno, Nicolae Ceausescu, non viaggiava mai senza portare con sé il suo cibo, irritando spesso i leader stranieri a cui faceva visita, mentre il dittatore portoghese Antonio Salazar aveva una passione spasmodica per le sardine, perché gli ricordava la sua infanzia povera.

Ma i turbamenti dei tiranni non erano solo conseguenza del precario benessere fisico o di un'alimentazione paranoica: quasi tutti, infatti, avevano paura di essere avvelenati. Tanto che in molti disponevano di assaggiatori. Solo Hitler aveva una squadra di 15 assaggiatrici e nulla era messo sul suo tavolo fino a quando una delle ragazze scelte non fosse sopravvissuta per i 45 minuti successivi al primo morso.

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