"Nella Carne" di Sara Bilotti


E' forte come un pugno, sa di cadute dalle scale e di amore talmente incredibile da non poter essere che tossico. Una minaccia, insomma, da offrire come preziosa merce di scambio in un mondo cinico e caustico, che in fondo non conosce altro che dolorosi antidoti all'insopportabile veleno della noia. Questa la ricetta dei dodici racconti dell'esordiente Sara Bilotti. Una voce lucida e disincantata che a quanto pare di meditazioni maciullanti la sa lunga, poiché ogni singolo scenario, di questa strana partizione a doppia dozzina, trasuda immense e meditate dosi di ricatto e volontà di riscatto, senso di colpa e inganno, ripartiti con misure draconiane in una realtà dai misteriosi angoli noir.

Mogli tradite, vecchi mariti seviziati spiritualmente, figli feriti e passioni inaudite, consumate con la testa appena sopra il filo d'acqua putrida della palude nella quale galleggiano gran parte dei comprimari, assorti in occupazioni di poco conto. Nani da giardino di un'umanità kitsch, che "si è fatta i soldi", ma non ha certo imparato a vivere, galleggiando in un confortante e gelatinoso strato di normalità pseudo-borghese. Un humus composto di gelosie e segreti nascosti che si nutre dell'intonaco delle case disegnate da architetti di grido e sosta nel fondo dei quadri, alimentandosi con una falsità ipertrofica e comune.

Mi innamoro sempre. E quando tutto finisce penso che non potrò mai più farlo. Ne ho la consapevolezza, eppure, ogni volta che l'amore nasce, lo stupore mi lascia senza fiato.
Il pensiero dell'uomo di turno penetra nel mio cervello come un chiodo e resta piantato lì, fino alla fine di tutto. Per tutto il tempo che lo amo non c'è nulla che potrebbe distrarmi.
Antonio è entrato nella mia vita alla fine di febbraio, in quel periodo dell'anno in cui tutto è più romantico, e la probabilità di innamorarsi è altissima. Dunque è partito avvantaggiato.
Era seduto su una panchina del parco, e mangiava un panino con sublime dedizione. Ero certa che non avesse per la testa altro pensiero che quel pane croccante, quel prosciutto dolce.
Godere del cibo, anche di quello più semplice, è una gran bella cosa. Quello che mangi diventa parte di te, ti rende leggermente diverso da ciò che eri prima, ti prepara a ciò che mangerai dopo.
E' per questo che ho dedicato gran parte della mia vita alla cottura dei cibi, in particolare della carne. Perché nella carne c'è la vita, ed è necessario trattarla con una certa cura.

Via | thrillermagazine.it

  • shares
  • Mail