Sant'Anna di Stazzema, i libri per conoscere la strage nazifascista

71 anni fa la strage di Sant'Anna di Stazzema in cui morirono 560 persone per mano dei nazifascisti

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Il 12 agosto del 1944 ci fu la strage nazifascista di Sant'Anna di Stazzema, piccolo comune in provincia di Lucca. Vennero uccise 560 persone, tra cui 130 bambini  per mano della 16esima Panzergrenadier-Division delle SS, comandata dal generale Max Simon.

Una ferita dolorosa ancora oggi, a 71 anni dall'eccidio: un villaggio raso al suolo e bruciato, innocenti rastrellati e rinchiusi in case e stalle, poi giustiziati a colpi di mitra, con il lanciafiamme, impiccati o uccisi con le bombe a mano. Nel 2007 ll Tribunale di La Spezia ha condannato all'ergastolo per terrorismo 10 ex SS.
Tanti sono i libri scritti per ricordare una pagina nera della storia d'Italia; Spike Lee ha addirittura raccontato il doloroso eccidio in un film. Ecco alcuni titoli.


  • Paolo Pezzino, "Sant'Anna di Stazzema. Storia di una strage", Il Mulino (2013)

  • Enio Mancini, "Sant'Anna di Stazzema. 12.08.1944. Lo hanno fatto anche a te", Dissensi Editore (2013). Enio Mancini, uno dei pochi sopravvissuti di quell'eccidio, racconta in questo libro quelle terribili tre ore d'inferno che hanno reso Sant'Anna di Stazzema un luogo simbolo delle stragi naziste e dell'orrore della guerra.

  • Toni Rovatti, "Sant'Anna di Stazzema. Storia e memoria della strage dell'agosto 1944", Derive Approdi (2003)

  • Vasco Ferretti, "Le stragi naziste sotto la linea gotica. 1944: Sant'Anna di Stazzema, Padule di Fucecchio, Marzabotto", Mursia (2004)

  • Caterina di Pasquale, "Il ricordo dopo l'oblio. Sant'Anna di Stazzema, la strage, la memoria", Donzelli (2010). Il silenzio sulla strage nazista di Sant'Anna di Stazzema - primo "massacro eliminazionista" compiuto in Italia dai nazisti nell'estate del 1944 - ha tenuto lontano il paese dalla cultura nazionale del ricordo per cinquant'anni. Poi all'improvviso, nel 1994, il boom commemorativo esploso con il ritrovamento di 695 fascicoli "provvisoriamente archiviati" a Palazzo Cesi, sede degli Uffici di Vertice della Magistratura militare. Da allora, l'interessamento di media, politici, giudici e storici ha traghettato il ricordo delle vittime dalla dimensione locale a quella nazionale e internazionale. Per analizzare le nuove forme del ricordo, interpretarne i significati e descriverne le modalità di trasmissione, Caterina Di Pasquale ha condotto una ricerca sul campo durata quasi dieci anni.


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