Luigi Milani, Rockstar

Un periodo indimenticabile per chi in quegli anni è cresciuto. L'inizio degli anni '90 musicalmente è stato dominato da loschi capelloni che indossavano jeans sdruciti e camicie di flanella a quadrettoni. Erano gli anni del grunge, dei riff di chitarre distorte ad accompagnare voci roche ed esistenzialiste. Leggendo Rockstar, il nuovo romanzo di Luigi Milani, edito da Lulu, i ricordi di quegli anni sono venuti a galla. Inevitabilmente. Il romanzo ruota attorno alla precoce scomparsa di Phil Summers, leader dei Chaos Manor, nei sobborghi londinesi. Dopo anni di successi interstellari, la rapida caduta, dovuta alla morte della sua tanto amata Marie, anch'essa leader di un gruppo rock.
Ma sarà davvero morto? In fondo del suo corpo sono state trovate solo un mucchio di ossa incenerite. A questa domanda cerca di dare risposta Kathy Lexmark, ex vee-jay in cerca di identità.
Una lettura che scorre, nonostante alcune sbavature, digressioni e sfasamenti cronologici.
Inutile dire che dietro la storia di Phil Summers aleggia il mito di Kurt Cobain.
E chi, come me, ha amato visceralmente il leader dei Nirvana, non può che definire la lettura di "Rockstar" un'immersione in un mondo ripensato con nostalgia.

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