Raif Badawi, un appello per il blogger condannato in Arabia Saudita

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"Nel sacro mese di Ramadan, dedicato alla preghiera e alla compassione, vogliamo rivolgere un appello al senso di umanità e alla saggezza di Sua Maestà Salman bin Abdel Aziz Al Saud, affinché Egli prenda la decisione di rilasciare Raif Badawi”.

E' questa la richiesta che lo scorso venerdì Amnesty International Italia e numerose associazioni, giornalisti, scrittori e rappresentanti delle istituzioni hanno rivolto all’Ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia, sollecitando un provvedimento che restituisca la libertà a Raif Badawi, il blogger condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate, 50 delle quali già eseguite all’inizio dell’anno, e la cui condanna è stata confermata definitivamente dalla Corte suprema saudita il 6 giugno.

Un appello per la tutela della libertà di un uomo e quindi della libertà di espressione, un diritto molte volte sottovalutato in Occidente che però in alcuni Stati del Medio Oriente è ancora qualcosa di inalienabile.
Blogger del suo sito Saudi Free Liberals Forum, Badawi è stato condannato dal tribunale religioso per  apostasia per aver scritto articoli atei, liberali e liberi, considerati invece un insulto all'Islam. Badawi è autore di pensieri come questo:

"Nessuna religione ha mai avuto alcuna connessione con il progresso civile dell’umanità. Non è colpa della religione ma del fatto che tutte le religioni rappresentano una precisa particolare relazione spirituale tra l’individuo e il Creatore".

Scritti ormai introvabili, dopo che il suo sito è stato oscurato, ma raccolti e pubblicati in un libro: "1000 colpi di frusta”. Il libro, pubblicato in Canada dalla Éditions Édito, consiste in 62 pagine i 14 pezzi del blog di Raif scritti tra il 2010 e il 2012 e che sono serviti come prova per il tribunale dell’Arabia Saudita per condannarlo per aver criticato il regime religioso.
Testi semplici, buffi e sarcastici. L’autore invita i cittadini sauditi a smettere “di nascondere la testa nella sabbia” e di ignorare il modo in cui il loro Paese si rifiuta di rispettare i diritti delle minoranze religiose. Esplora il concetto di uguaglianza di genere. Denuncia i dogmi religiosi che nuocciono all’innovazione e alla creatività. Dice ai suoi cittadini che hanno il “diritto di credere e di pensare, di amare o di odiare, di essere liberali o islamisti”.

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