Luca Rastello: giornalista, scrittore e uomo libero

Nei suoi saggi e nei suoi romanzi ha raccontato la contemporaneità con lucidità e onestà intellettuale

Lunedì sera, è morto, a 53 anni, Luca Rastello. Da anni lottava contro una malattia incurabile alla quale si era opposto con tenacia, un tumore che non gli ha mai impedito di continuare a scrivere, dividendosi fra l’attività giornalistica e quella di scrittore. In un giornalismo sempre più omologato e in un mondo letterario che rincorre i personaggi e che investe solamente su chi può diventare un prodotto da “vendere” nella società dello spettacolo, Rastello rappresentava un’eccezione. La sua onestà intellettuale, la tensione morale con la quale riusciva a sdipanare la matassa della realtà declinandola nelle forme più diverse, la lucidità con la quale raccontava situazioni ed eventi che aveva vissuto rappresentano la perseveranza di un modello cronachistico al quale, con la sua scrittura raffinata e mutevole, Rastello ha dato dignità letteraria. Questo perché, oltre a essere scrittore e giornalista, Rastello era molto di più. La passione politica che lo ha guidato sin dagli anni Settanta è poi diventata impegno in prima fila, come operatore sociale, a Torino, nell’accoglienza di chi scappava dalle guerre dei Balcani.

Della sua attività di scrittore ci rimangono saggi e romanzi che occupano e occuperanno un posto importante nella letteratura italiana contemporanea: La guerra in casa (1998), Piove all’insù (2006), La frontiera addosso (2010). Con Io sono il mercato (2009) aveva descritto, sotto forma di inchiesta, le tecniche e le strategie del narcotraffico internazionale. Un libro dal ritmo straordinario, un saggio avvincente quanto un romanzo. Successivamente, con Binario morto (2013) aveva percorso il corridoio 5 dell’Alta Velocità, mettendo in luce le contraddizioni e gli anacronismi (globali e non solo locali) della tratta Lisbona-Kiev. Nel 2014, con I buoni, era tornato al romanzo raccontando le ong e il mondo della solidarietà con tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri. Un romanzo con il quale – come spiega nel video della presentazione al Salone del Libro 2014 – Rastello voleva raccontare un sistema che aveva conosciuto in prima persona.

Dice bene Goffredo Fofi quando afferma che

con il tempo, ci si renderà conto che questi libri sono tra i pochi da salvare nella marea di carta inutile e predicatoria – e quasi sempre ipocrita – che i giornalisti italiani e i loro fratelli guru hanno dedicato a questi argomenti fondamentali, per farsene belli e non per la ricerca della verità e l’incitamento a una reazione limpida e attiva.

Lo penso anch’io che Luca Rastello l’ho conosciuto soprattutto attraverso i libri o nei dibattiti pubblici che animava con un’intelligenza e una capacità analitica fuori dal comune.

Quando l’ho incontrato e coinvolto in un mio progetto documentaristico, poco più di un anno fa, ho avuto la conferma della sua capacità di entrare immediatamente in empatia con persone, situazioni, progetti. Durante un breve itinerario in auto verso San Salvario ricordo che abbiamo parlato della letteratura, dell’arte e della loro missione, “togliere il grigio dal mondo”. Con le sue parole e con le sue idee, ma anche con la sua vita, Rastello lo ha fatto fino alla fine.

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Foto | Davide Mazzocco

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