Maturità 2015, Scienze Umane: tracce e soluzioni

Le tracce per il Liceo delle Scienze Umane, tradizionale e Economico-sociale

maturità 2015 scienze umane

Maturità 2015: seconda prova al via anche per il Liceo delle Scienze umane. In questa pagina le tracce (e le soluzioni) per l'Indirizzo tradizionale e l'Opzione economico-sociale.

Scienze umane - indirizzo tradizionale - seconda prova


"Il valore del lavoro nell'educazione dei giovani", questa è secondo alcune indiscrezioni la traccia per l'indirizzo tradizionale del Liceo delle Scienze umane.

La traccia assegnata al Liceo Scienze Umane indirizzo tradizionale chiede chiede agli studenti di svolgere un tema di pedagogia sull’argomento dell’importanza del lavoro nel processo educativo partendo da una riflessione su un brando tratto da Storia della Pedagogia di Giovanni Giraldi e proposto dal Miur nella traccia. Dopo aver svolto il tema i maturandi devono rispondere a due tra le domande proposte nella seconda parte della traccia.
Ecco parte del brano:“Il Kerschensteiner, così come il Rousseau, aveva avuto lo spunto del suo pensiero da un tema bandito da un’accademia tedesca: “In qual modo pensate che si possa educare la gioventù, per il periodo compreso tra la fine delle scuole primariee gli anni venti?”

Tra le domande, ci sono le seguenti:
- In che senso il lavoro può diventare educativo?
- Quali sono gli elementi in comune e quali sono le differenze tra lavoro manuale e lavoro intellettuale?

Scienze umane - economico sociale - seconda prova


La traccia proposta quest'anno agli studenti dell'opzione economico sociale riguarda Diritto ed economia politica. In particolar modo, il tema vede centrale il welfare state. Si parla dei principi costituzionali, di Unione Europea. Come il Welfare State rappresenta una soluzione ai problemi delle diseguaglianze economiche e del lavoro? Questa è in sintesi la traccia proposta per questa Maturità 2015.

I brani proposti sono due: F. Galimberti tratto da L'economia spiegata a un figlio e C. Saraceno, Da dove partire per la riforma del welfare.

Svolgimento della traccia

(a cura di Mirangela Cappello)

Il termine Welfare State identifica l'insieme delle politiche pubbliche messe in atto da uno Stato, il quale interviene in un'economia di mercato per garantire il giusto livello di assistenza e benessere ai suoi cittadini. La conseguenza diretta di questa sorta di "ingerenza" nei normali equilibri di mercato, è la redistribuzione del reddito, finalizzando parte delle entrate del Paese alle politiche pubbliche, in modo da migliorare la vita del cittadino.

Un Welfare State allo stato embrionale, nasceva già nel 1600 in Inghilterra, con la promulgazione delle Poor Laws, le leggi sui poveri che prevedevano un certo livello di sussistenza alle famiglie non in grado di sostenersi economicamente. Ma è solo nel secondo dopoguerra che si compì il vero passo avanti nella costruzione dello Stato Sociale, con la nascita del Rapporto Beveridge dove, per la prima volta, venivano definiti i concetti di sanità pubblica e pensione sociale per i cittadini.

Gli anni 50 europei, con il vecchio continente a ridosso della II Guerra Mondiale, furono così la culla del Welfare State, con le varie nazioni (Svezia in primis) pronte a prodigarsi per limare le differenze sociali e garantire un buon livello di sussistenza generalizzato. In Italia il documento più caratterizzante di questo nuovo stato di cose è stato certamente la Costituzione del 1947 dove si legge di "dignità sociale" e "diritti inviolabili", come il diritto alla vita, alla salute e al lavoro.

Tutti questi nuovi concetti sono stati presi, editati e approfonditi anche dal Trattato dell'Unione Europea e più alla lontana anche nella Carta delle Nazioni Unite, dove si parla di "eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole".

In generale, i princìpi del Welfare State sono atti a tutelare le categorie più deboli e svantaggiate e rendono più "umano" lo Stato che li prende a modello, contrastando i rigidi criteri di mercato, dove chi non produce è destinato a soccombere. Tuttavia, lo stato sociale non è un'equazione perfetta, in quanto il meccanismo ha dei limiti visibilissimi che lo portano ad incepparsi.

Lo si è visto negli anni 70, quando una serie di congiunture particolari (crisi petrolifere, aumento della speranza di vita, crollo delle nascite) hanno fatto aumentare vertiginosamente la richiesta di assistenza statale, portando a falle del sistema. Le conseguenze sono chiare e palesi ancora oggi, specie in Italia, con i tagli alla spesa pubblica sempre più invadenti e invalidanti.

C'è chi dice che la soluzione sia una riforma del sistema Welfare, ma sulle modalità migliori per attuarla c'è ancora un vuoto da colmare.

Le domande (il candidato deve sviluppare due fra i quesiti seguenti)


  1. Quali sono i diversi sistemi pensionistici e di assistenza sanitaria?

  2. Qual è il rapporto tra Pubblica Amministrazione e organizzazioni private nel Welfare Mix?

  3. Quali conseguenze sul welfare state (stato sociale) ha avuto, a partire dagli anni ’70, il rallentamento dei tassi di crescita del prodotto interno lordo?

  4. I processi di globalizzazione hanno portato ad una riduzione della disuguaglianza a livello globale, ma anche ad importanti aumenti della disuguaglianza tra paesi e all'interno di ciascuno di essi. Quali sono i principali meccanismi che possono spiegare queste dinamiche.


La risposta alla prima domanda(a cura di Mirangela Cappello)

Dal 1994 vige una classificazione dei sistemi pensionistici che prende vita dal documento della World Bank "Adverting the Old Age Crisis", integrato successivamente con ulteriori specificazioni. In base alla distinzione effettuata si nota che i sistemi pensionistici mondiali si rifanno a 5 pilastri (da 0 a 4) dove:


  • Il pilastro 0 identifica una pensione base finanziata con il gettito fiscale che può essere universale o sulla prova dei mezzi

  • Il pilastro 1 identifica un sistema pensionistico pubblico obbligatorio che è finanziato con il gettito fiscale e in alcuni casi gestito con delle riserve finanziarie

  • Il pilastro 2 identifica un sistema obbligatorio su base corporativa o individuale con patrimonio di previdenza (fully funded)

  • Il pilastro 3 identifica un sistema volontario su base corporativa o individuale con patrimonio di previdenza (fully funded), che gestisce i risparmi privati

  • Il pilastro 4 identifica un sistema volontario fuori dei sistemi pensionistici con accesso ad una varietà di strumenti finanziari e non finanziari.


Per quanto riguarda i sistemi sanitari, la macrodistinzione è fra sanità pubblica e privata. Gli esempi classici da fare sono Italia e Stati Uniti, dove nel primo caso lo Stato fornisce servizi di assistenza sanitaria gratuita o semi-gratuita (i fondi per il mantenimento della spesa pubblica provengono dal gettito fiscale), mentre nel secondo il settore sanitario è prevalentemente privato (il cittadino paga un'assicurazione sanitaria, talvolta stipulata dal datore di lavoro, per vedere riconosciuto il proprio diritto alle cure), con solo due programmi assistenziali pubblici, uno indipendente dal reddito e finalizzato all'assistenza degli ultrasessantacinquenni (il Medicare), l'altro rivolto ad alcune fasce della popolazione a basso reddito (Medicaid).

La risposta alla seconda domanda (a cura di Mirangela Cappello)

Rispetto al normale Welfare State, in cui lo Stato, in via praticamente esclusiva, si occupa di assistenza pubblica e sicurezza sociale, il sistema di Welfare Mix vede una sorta di cessione di competenze al settore privato. Tale ripartizione delle competenze vede promozione e finanziamento del sistema di servizi ancora ad appannaggio totale del soggetto pubblico, mentre la fase della produzione si avvale di soggetti privati quali imprese profit o non profit e organizzazioni di volontariato.

La risposta alla terza domanda (a cura di Mirangela Cappello)

Gli anni 50 e 60 erano state decadi di perfetto welfare state, in cui solo una esigua parte della popolazione aveva bisogno di tutela sociale e assistenza. Al contrario, dagli anni 70 in poi, l'aumento della speranza di vita e la diminuzione invece dei consumi interni (grazie all'affermazione del mercato globale), così come l'avvento delle crisi petrolifere, hanno generato un rallentamento dei tassi di crescita del PIL italiano, mettendo in crisi anche lo stato sociale. All'incremento di richieste da parte del cittadino di politiche sociali che lo tutelassero, c'è stato infatti un conseguente aumento dei costi di gestione per questo segmento di spesa pubblica. La risposta da parte dello Stato si è tradotta in drammatici tagli ai costi per le politiche sociali.

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