L'ultimo fucilato, di Luca Fazzo

Nella collana “Testimonianze fra cronaca e storia” Mursia pubblica il libro di Luca Fazzo dal significativo titolo “L’ultimo fucilato: fascisti, partigiani, giudici e voltagabbana nell’Italia della Liberazione”.

Luca Fazzo, L’ultimo fucilato: fascisti, partigiani, giudici e voltagabbana nell’Italia della Liberazione L’ultimo fucilato: fascisti, partigiani, giudici e voltagabbana nell’Italia della Liberazione è la ricostruzione minuziosa e rigorosa che Luca Fazzo, inviato di cronaca giudiziaria per «Il Giornale», ha pubblicato per Mursia su un caso particolare della storia d’Italia nel periodo del passaggio dal fascismo alla democrazia. È la ricostruzione del processo di Giovanni Folchi, fascista della prima ora, ufficiale del Battaglione Azzurro della RSI fucilato il 7 febbraio 1946 al poligono della Cagnola.

La storia finora era rimasta quasi del tutto sconosciuta: la Corte d’Assise straordinaria di Milano ha comminato trentasei condanne a morte nei confronti di fascisti e collaboratori dei nazisti; di queste trentasei condanne, solo due sono state eseguite: quella di Guido Buffarini Guidi, ministro degli interni della RSI, fucilato il 10 luglio 1945, e quella di Giovanni Folchi. Mentre del primo si sa molto, del secondo si sapeva quasi nulla, fino a quando Luca Fazzo non ha ritrovato tutti gli atti del processo negli archivi del tribunale. Così Fazzo racconta, a mo’ di caso di cronaca, la vicenda che ha portato alla fucilazione di Folchi, evidenziando le molte incongruenze del caso, a partire dal fatto che nei tribunali speciali sedevano gli stessi giudici che avevano lavorato sotto il fascismo:

Il numero di magistrati collusi col fascismo era così alto che, al momento della Liberazione, risultò praticamente impossibile cacciarli tutti. In pratica, accadde che la quasi totalità dei magistrati che avevano lavorato senza obiezioni sotto Mussolini continuarono a fare il loro lavoro senza tanti scossoni anche sotto il nuovo Stato.

Dinanzi alle Corti d’Assise straordinarie si tennero quattordicimila processi, la maggior parte si concluse con l’assoluzione degli imputati o con la condanna a pene detentive che poi sarebbero state cancellate dall’amnistia Togliatti: però la storia di Giovanni Folchi è diversa. Egli è l’unico dei 1432 morti in combattimento o caduti in agguati partigiani durante i sedici mesi dell’ultima avventura mussoliniana ad essere stato fucilato in esecuzione di una regolare sentenza.

Adesso è tardi per domandarmi se ero dalla parte giusta. Alla fine potevo scappare e non l'ho fatto. O avrei potuto passare dall'altra parte come il commissario che mi ha fatto arrestare. O il giudice che mi ha condannato. E Fiocchi che poi è venuto ad accusarmi al processo. Adesso sono diventati tutti antifascisti. Questo sono contento di non averlo fatto. Ero dalla parte sbagliata? Può darsi. Ma lo sarò fino alla fine.

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