Giulia Carcasi, Io sono di legno

Giulia Carcasi si è imposta all’attenzione del pubblico che conta con un romanzo giovanilista, “Ma le stelle quante sono”, edito da Feltrinelli, iscrivibile sull’onda lunga dei film di Muccino e dei romanzi d’ambiente scolastico del Re Mida della letteratura italiana Federico Moccia. Racconta un amore tra due liceali, Carlo e Alice, che si affacciano alla vita e che vivono i cinque anni del liceo come compagni di classe e amici finché non scoprono di essere legati da un sentimento diverso.
Anche Io sono di legno, suo nuovo romanzo, sempre edito da Feltrinelli, è una storia a due voci. Due i punti di vista che la raccontano. Da una parte quello di Mia, dall'altra quello di Giulia. Una madre e una figlia che non riescono a parlarsi, che si scrutano da lontano, immobilizzate nel loro “essere di legno”. Due donne apparentemente sicure delle proprie scelte, così vicine eppure così distanti, così convinte che vivere secondo teoremi precisi sia l’unica soluzione per non far scalfire la corteccia del proprio io, che finiscono per non riuscire neanche a parlarsi.
Mia scrive sul diario dei suoi sabati sera estremi. Giulia vive nel silenzio che l’ha sempre avvolta. Non riesce a parlare con sua figlia, non sa come fare. E allora legge il suo diario. A quel punto, però, l’ingranaggio si rompe. Giulia decide di rispondere alle parole di carta della figlia con altre parole di carta. Torna indietro con la memoria, racconta se stessa come non aveva mai avuto il coraggio di fare. Torna con la mente ai sabati pomeriggio passati con Suor Sofia, una giovane monaca peruviana curiosa dei balli e dell’amore, con i suoi capelli blu e gli occhi più neri del nero, l’unica amica della giovinezza. I primi passi da medico. Il matrimonio con un primario, il solo ad aver creduto in lei e averle fatto credere che quella fiducia potesse essere amore.
La scrittura della Carcasi è priva di fronzoli, ama il periodare breve, sincopato. L’ andamento paratattico ossessivo può considerarsi la sua forza, perché la semplicità della struttura della frase arriva dritto al cuore dei giovani lettori, abituati alla velocità dei new media, sms, chat, blog e quant’altro. Si ha l’impressione, però, che questa scrittura non resisterà alle intemperie del tempo che passa. Brucia come bruciano gli anni della giovinezza. Anche Nabokov in “Lolita” è entrato nella mente di un’adolescente, ma lo stile sublime della sua scrittura non ammette consunzioni.

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