Vincenzo Rabito, Terra Matta

Vivere tutti gli avvenimeti topici del Novecento per poi chiudersi in una stanza per sei anni e battere a macchina la sua intera esistenza. E' quello che ha fatto Vincenzo Rabito, bracciante siciliano, nato nel 1899, che si è chiuso a chiave nella sua stanza e ogni giorno, dal 1968 al 1975, senza dare spiegazioni a nessuno, ingaggiando una lotta contro il proprio semi-analfabetismo, digitando su una vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ha scritto, una dopo l'altra, 1027 pagine a interlinea zero, senza lasciare un centimetro di margine superiore né inferiore né laterale, nel tentativo di raccontare tutta la sua «maletratata e molto travagliata e molto desprezata» vita.
Einaudi ha appena pubblicato una parte delle oltre mille pagine battute, selezionate da Luca Ricci ed Evelina Santangelo.
Titolo dell'autobiografia Terra matta. Ne esce fuori un'esistenza guerreggiata, passata attraverso le trincee della Prima guerra mondiale, le bombe della Seconda, il «rofianiccio» del Ventennio, il flagello di una suocera terribile, la fame atavica del Sud contadino, l'improvviso benessere della «bella ebica» del boom economico, e infine una privatissima ed estrema battaglia per consegnare ai posteri questo libro. Con la sua lingua inventata giorno per giorno e il suo tragicomico, inarrestabile passo narrativo, "Terra matta" ci parla del carattere stesso del nostro Paese, stagliandosi, pagina dopo pagina, come una straordinaria epopea dei diseredati.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: