Alice disambientata

1977, anno topico, pieno di contraddizioni, un movimento creativo che si contrappone alla crescita della lotta armata, la fine delle illusioni rivoluzionarie che sfocia nel trionfo dell'eroina, droga che ha falcidiato un'intera generazione. A Bologna, capitale indiscussa del movimento, e per la precisione al Dams, c’è un professore stravagante, Gianni Celati, che scrive saggi geniali e non si stanca mai di raccontar storie. Così il suo seminario su Lewis Carroll si trasforma in un collettivo politico, una scuola di scrittura creativa, un cineclub, un concerto rock, un set psicanalitico. Alice disambientata, questo il nome dato al materiale raccolto, già pubblicato nel 1978 da L'Erba Voglio, è stato ripubblicato dalla casa editrice Le Lettere.
Scrive Andrea Cortellessa nella seconda di copertina: "Un’inedita identità collettiva è il referente e insieme l’artefice di Alice disambientata perché, com’è detto nelle prime righe, ormai è dappertutto. Come l’Araba Fenice, è senza luogo e senza dimensione: cade, precipita, scivola nel non-luogo del linguaggio, così rimpicciolendo e ingrandendo a volontà. Il suo, dicono gli studenti e scrupoloso annota il prof, è un modo per non farsi catturare".
Ne esce fuori un libro bizzarro, nel quale la fantasia più sfrenata dialogo con l'ideologia più furiosa.
All'interno di quel gruppo di studenti c'erano, tra gli altri, Enrico Palandri e Roberto "Freak" Antoni.

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