Libri da Starbucks

Libri e caffé: binomio vincente, negli Stati Uniti. Quando, però, la catena di caffè Starbucks annunciò che avrebbe venduto anche libri, in molti espressero dubbi sul successo dell'iniziativa. La formula era semplice: per tre settimane, oltre a cappuccino, caffè e relativi dolci, potevi mettere nel vassoio anche il libro scelto per quel periodo. Poi l'annuncio che il primo romanzo scelto era già indicato come un possibile best-seller, per la sua storia melodrammatica di famiglie e vite distrutte, con contorno di alcol e droga. Si trattava di «For One More Day» di Mitch Albom (in Italia è stato pubblicato da Rizzoli con il titolo Un giorno ancora).
Ora Starbucks ha cambiato «genere», proponendo «A Long Way Gone: Memoirs of a Boy Soldier» di Ishmael Beh, la cruda autobiografia di un soldato bambino nella Sierra Leone. Una scelta controccorente rispetto l'immagine «zuccherosa» che Starbucks ha costruito in questi anni, fatta di pelouche per bambini e vendita di Cd musicali per adoloscenti. Una scelta rischiosa, ma che è stata finora premiata. In una sola settimana, infatti, sono state vendute 60mila copie del libro con una previsione di superare le 90mila del romanzo di Mitch Albom.

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