Alfonso Berardinelli, il critico come intruso

Tutto Alfonso Berardinelli in un libro. È da poco disponibile nelle librerie Alfonso Berardinelli, il critico come intruso, volume edito dalla casa editrice Le Lettere e curato da Emanuele Zinato. Il testo è diviso in tre parti. Nella prima lo stesso Zinato traccia un profilo storico del critico romano, nella seconda parte Zinato intervista lungamente Berardinelli, la terza parte, infine, è una sorta di antologia di Berardinelli, un percorso diacronico che copre trent’anni di critica letteraria, in grado di gettare luce sulle sue posizioni mai neutrali e sempre spigolose. Si parla molto, in quest’ultimo periodo, grazie anche ad un dibattito tutt’ora in atto tra le pagine di Alias, del ruolo della critica letteraria italiana nelle sue relazioni pericolose con il sistema editoriale e giornalistico. Per Berardinelli il critico letterario è rimasto letteralmente senza mestiere. È uno dei tanti fossili viventi che residuano dalla profonda alterazione del lavoro culturale conseguente al nuovo paradigma produttivo postfordista. Berardinelli intravede, quindi, nello svuotamento della letteratura e della critica, la radicale trasformazione della sfera pubblica borghese, con l’inevitabile estetizzazione della merce.
Ma la sua non è una posizione arrendevole: “Per risvegliare la letteratura dal suo sonno ci sarà soprattutto bisogno di lettori che sappiano scaldare con disperazione e purezza il suo cuore pietrificato”. Ed è questo che Berardinelli cerca di compiere attraverso la sua azione di critico sopravvissuto al feticcio della comunicazione totale: “Occorre che i libri di critica tornino a suscitare questioni essenziali e interroghino ancora, come avveniva sino a pochi decenni fa, pur restando dentro il loro spazio specifico, il senso di un’intera cultura e di un intero fare intellettuale”.

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