Salone del Libro di Torino: Duccio Forzano racconta a Blogo la web serie “Patologia: Libraio”

“Patologia: libraio”, è nuova web serie di Duccio Forzano sul mondo dei libri e sarà presentata al Salone del Libro di Torino

Salone del Libro di Torino: Duccio Forzano racconta a Blogo la web serie “Patologia: Libraio”

Patologia: Libraio è una web serie trasmessa online dal Corriere: è una fiction sul mondo del libro realizzata in collaborazione con Pennylane, firmata dal regista Duccio Forzano e scritta insieme a Stefano Sgambati e Valentina Stangherlin. La miniserie ha come protagonisti due giovani librai (Matteo, interpretato da Franco Valeriano Solfiti e Luca - Stefano Vona Bianchini), e per set il loro negozio, osservatorio ideale per raccontare il mondo dei libri, degli scrittori e dei lettori.

La web serie sarà presentata al Salone del Libro di Torino nello spazio Book to the future in un dialogo dal titolo Libri e nuove fruizioni. La web serie “Patologia: Libraio”. L’evento è organizzato dal Salone del Libro ed è in programma per venerdì 15 maggio alle ore 21. Interverranno il regista Duccio Forzano (che è anche il regista di Che tempo che fa), Iacopo Gori (direttore di Corriere.it), Roberto Casati (Direttore di Ricerca del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi), Sebastiano Pucciarelli, uno dei conduttori di TV Talk, come anche saranno presenti Valentina Stangherlin e Stefano Sgambati, coautori della web serie.

Nell’attesa dell’incontro – che vi consigliamo di non perdere se siete a Torino – abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Duccio Forzano sulla web serie in sé e sul mondo del libro più in generale.

Salone del Libro di Torino: Duccio Forzano racconta a Blogo la web serie “Patologia: Libraio”

Se il libraio è la patologia, il libro cos’è?
Dovrebbe essere una cura, ma purtroppo non tutti la usano. Io personalmente lo trovo terapeutico, sia leggere che scrivere. La web serie è poi più riferita ai librai: cioè i due ragazzi che hanno tutti i loro problemi un po’ comuni a tutti, hanno però uno sfogo che è questa grande passione dei libri che loro vivono in quella che è per loro una casa più della casa vera.

Che differenza c’è nel parlare di libri in tv e sul web? Immagino che in una trasmissione televisiva sarebbe stato molto difficile far leggere a Emma Bovary quel passo di Cinquanta sfumature di grigio che troviamo nell’ultima puntata…
Oggi da questo punto di vista ci sono meno problemi. Noi abbiamo provato a parlare di libri in tv in occasione della Giornata Mondiale del Libro con il programma #ioleggoperché – dove tra l’altro abbiamo presentato la serie – io ne sono rimasto molto soddisfatto e quei pochi che l’hanno visto (perché gli ascolti non sono stati gratificanti) ne hanno parlato bene.

… però ci sono anche altri valori, al di là dell’Auditel, che sono importanti: capisco che per una trasmissione televisiva 700mila spettatori siano pochi, ma qui siamo su un altro livello. Sbaglio?
Sono d’accordo! Personalmente dell’Auditel mi sono sempre interessato poco. In una puntata secca “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, ma nella serialità, anche di poche puntate, crea ad alcune persone dei problemi che poi si riversano in vari contesti. L’Auditel lo vedo più come un nemico che altre, anche in considerazione che è cambiato tutto a livello di rilevazioni. Non sono moltissimi anni che faccio questo mestiere, ma dai grandi show che ho diretto nei primi anni Duemila a oggi c’è una differenza di pubblico completamente cambiata e Internet ha cambiato completamente la fruizione televisiva. E sinceramente me ne frego abbastanza dell’Auditel: nel mio piccolo cerco sempre di dare il massimo che riesco a dare per tutto ciò che mi compete.

Salone del Libro di Torino: Duccio Forzano racconta a Blogo la web serie “Patologia: Libraio”

Ho trovato molto simpatiche le puntate numero due e tre della web serie: lo scrittore frustrato e il critico molto pieno di sé. Quali sono, secondo lei, i mali del libro in Italia?
Più che del libro i mali sono forse di chi legge. Ci sono libri che uno riesce a leggere più tranquillamente e altri che risultano più difficili e questo è un fatto che varia da persona a persona. Io personalmente alcuni libri faccio fatica a finirli perché la mia fantasia mi porta talmente fuori rispetto a quello che leggo che cambio strada; altri invece mi tengono incollato alla pagine perché riesco a entrarvi. Non credo che ci sia un male dettato dai libri, ma più che altro c’è un male dovuto al fatto che i libri non si comprano.

L’incontro al Salone del Libro di Torino è collocato nella sezione “eBook e multimedia”: qual è il suo rapporto con gli eBook? È un amante del cartaceo? O della lettura in sé e il supporto è secondario?
Per questo io sono la persona più sbagliata da contattare, nel senso che a me piace tutto. Le faccio l’esempio dei film: su iTunes ho dei film in digitale sempre alla portata perché si trovano su iCloud, ma poi quei film li ho anche nella mia videoteca personale; ho dei doppi, dei tripli. La stessa cosa mi succede con il Kindle: ho i libri cartacei perché bisogno di toccare il libro, di sfogliarlo, di pasticciarlo, di sentirne l’odore, di vedere la copertina usurata ma devo anche avere la comodità di portarmi appresso cinquanta libri. Non disdegno l’uno e non disdegno l’altro: se posso, li voglio tutti e due. Questo è quello che mi piace.

Foto | Ufficio Stampa

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